– Seminuda e stordita in una casa che non era la sua.
Si è ritrovata così la trentenne albanese che ha denunciato di essere stata sequestrata nel 2009. Lo ha raccontato ieri pomeriggio al processo a un tecnico radiologo romano.
Sarebbe stato lui, il 19 gennaio di quattro anni fa, a drogare la donna per poi portarla a casa sua. Davanti ai giudici del tribunale di Viterbo deve rispondere di violenza sessuale, sequestro di persona e lesioni aggravate.
“Ho ricordi confusi – ha spiegato lei in aula -. Ero uscita dall’ospedale per una mammografia e ci siamo incontrati. Siamo andati a prendere un caffè. Lui l’ha ordinato e me l’ha portato al tavolo”.
E’ in quel momento che, per l’accusa, il tecnico radiologo potrebbe aver versato benzodiazepina nella tazzina di lei che, dopo poco, ha cominciato a sentirsi stordita. “Mi ha proposto di andare in una pizzeria di un suo amico a Boccea. Iniziavo già a non sentirmi molto bene. L’ultimo ricordo che ho è il viaggio in macchina. Poi buio”.
Il risveglio è nella casa a Capranica del tecnico radiologo. Come e perché ci siano andati, la donna non lo sa. “Mi sono ritrovata senza vestiti in questo appartamento. A casa sono ritornata verso mezzanotte, accompagnata da lui”.
Ad aspettarla c’era il compagno adirato, che aveva provato per tutto il giorno a chiamarla, trovando sempre il cellulare staccato. Anche lui ha risposto alle domande di accusa e difesa. Ma la testimonianza più lunga è stata quella della sua donna. Rientrata a casa nella tarda serata del 19 gennaio, il 20 ha dormito tutto il giorno. Solo il 21 è riuscita ad andare al pronto soccorso. “Quarantott’ore dopo avevo ancora un’alta concentrazione di benzodiazepina in corpo – racconta -. Tutto il resto l’ho dimenticato. Ed è meglio così”.
L’avvocato del tecnico radiologo, Paolo Galdieri, ha insistito sul passato della donna. Su eventuali precedenti penali e su un suo presunto uso di farmaci, droghe, alcol. Lei ha smentito tutto. Compreso il decreto di espulsione dall’Italia che, secondo la difesa, le avrebbe dato lo spunto per sporgere denuncia due mesi dopo i fatti. In questo modo, per l’avvocato, la donna poteva ottenere un permesso di soggiorno per fini di giustizia. Ma lei taglia corto: “Ho una carta di soggiorno a tempo indeterminato. Il decreto di espulsione fu solo temporaneo e per un disguido amministrativo”.
Dell’altra donna che, secondo l’accusa, sarebbe stata violentata dal radiologo, al momento, non c’è traccia. Il pm Paola Conti avvierà nuove ricerche per rintracciarla prima della prossima udienza del 10 dicembre.
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