– Tanta gente. Tanti applausi. La sua toga sulla bara e il ricordo commosso dei suoi grandi amici Franca Marinelli e Luigi Sini (fotocronaca – video).
Se n’è andata così Maria Rita Sermoneta. Il duomo di Ronciglione non è bastato a contenere il fiume di persone che, ieri pomeriggio, ha detto addio all'”avvocatessa combattente”.
Piazza del Comune traboccava già mezz’ora prima dell’inizio dei funerali, officiati dal parroco don Silvio Iacomi.
Il feretro è arrivato puntuale alle 16, accolto da un lungo applauso. In centinaia hanno riempito la chiesa. Altrettanti, hanno dovuto aspettare fuori. “Rita è morta in Cristo, sulla croce della sofferenza”, ha detto il parroco nell’omelia.
Per lei, si sono fermati il suo paese e il suo tribunale. In prima fila, la sorella Luciana, il marito Piero e il figlio Stefano di appena 21 anni. E poi, autorità, parenti, amici, giudici e i tantissimi colleghi avvocati stretti in un dolore identico. “Un dolore che non fa respirare. Che arriva dritto al cuore come soltanto Rita sapeva fare”, ha detto dall’altare il presidente dell’Ordine degli avvocati di Viterbo, Luigi Sini.
A Rita lo legava un affetto speciale e ventennale. “E’ stata la prima collega che ho conosciuto – ha detto, prendendo la parola, dopo la messa -. Era il settembre del 1990. Mi ha salutato col suo modo irruento, chiedendomi chi fossi. Da allora mi ha accompagnato nella professione come ha fatto con tutti quelli che ha incontrato nel suo cammino”.
Parole di una tenerezza struggente, quelle del presidente Sini, strozzate da un pianto ininterrotto. “La nostra Maria Rita sarà sempre con tutti noi. Ha scelto di andarsene vincendo. Ha voluto lasciarci il suo bellissimo ricordo di avvocato che dava tutta sé stessa, in ogni cosa che faceva. Questa mattina i corridoi del tribunale erano ancora più silenziosi senza di lei… Di Rita è stato detto che è una grande donna, una persona schietta, un’adorabile rompiscatole. Tutte queste doti ne hanno fatto un avvocato”.
Prima di lui, l’ha ricordata Franca Marinelli, giudice del tribunale di Viterbo. Travolta dalla stessa commozione dell’avvocato Sini, nel leggere, i suoi pensieri dall’altare. “Ho capito subito che era un avvocato diverso da tutti – Rita era stimata per il suo alto valore professionale. Aveva un intuito e una rapidità di pensiero che bruciava i neuroni di chi l’ascoltava. Non ho mai incontrato penaliste di così alto valore, neanche in altre città. Quanto a lei come donna, non ci sono parole…”.
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