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Viterbo - I mesi d'inferno di un pensionato accanto alla convivente, alla sbarra per estorsione

Compagna e badante gli spilla denaro: “Mi ha fatto diventare impotente”

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Il tribunale

Viterbo – “Cercavo solo una compagna per invecchiare insieme. Ho trovato un inferno”.

Così il 60enne viterbese che ha denunciato la sua convivente descrive i loro ultimi mesi insieme. E.T.S., 58enne bulgara, figurava come sua badante. Ma solo perché lui voleva aiutarla a mettersi in regola. In realtà, il pensionato cercava ben altro quando ha messo un annuncio su Porta Portese: compagnia. Una donna con cui trascorrere gli ultimi anni della sua vita. Lei, invece, gli chiedeva soldi in continuazione.

“I primi mesi siamo stati bene – racconta il 60enne in aula al processo per estorsione contro la badante -. Abbiamo iniziato a convivere a ottobre dell’anno scorso. Avevamo stabilito che le avrei dato 400 euro al mese, per le sue necessità e per portare avanti la casa”. La coppia sembra andare d’amore e d’accordo, ma dopo un viaggio in Bulgaria (pagato da lui) tutto cambia.

“Era diventata gelosa, ossessiva. Controllava il mio cellulare. Mi diceva che se mi vedeva con un’altra, avrebbe ammazzato me e lei.  Per qualche mese ho sopportato, perché sono un uomo solo… ma dopo un po’ le ho detto di andarsene”. Per uscire dalla sua vita, E.T.S. voleva 5mila euro. Già qualche mese prima gli aveva fatto staccare un assegno da 2mila euro, per poi restituirglielo. Stavolta, però, faceva sul serio.

“Mi ha minacciato dicendo che, se non le avessi dato i soldi, mi avrebbe bruciato la casa. Abbiamo discusso. Ha addirittura sfondato la porta della stanza in cui mi ero rinchiuso, per poi dirmi, con tono intimidatorio, che aveva un figlio che lavorava nella legione straniera”. Il pensionato paga, illudendosi di chiudere il rapporto. Nel frattempo, per amicizia, la aiuta anche a cercare un nuovo appartamento. Lei riattacca con la gelosia e le richieste di denaro. Stavolta vuole 10mila euro, che diventano 15mila durante la telefonata che il pensionato fa ascoltare ai carabinieri.

Il luogotenente Maurizio Iannaccone organizza l’incontro per la consegna dei soldi. Il 27 settembre la donna, ignara di tutto, si presenta in via Marconi per riscuotere, ma all’appuntamento trova i carabinieri che la arrestano per estorsione. Ieri mattina, al processo, il pensionato si è costituito parte civile.

“Ho avuto un forte trauma – ha detto al giudice Rita Cialoni -. Per settimane non sono riuscito a chiudere occhio. Avevo le palpitazioni e un forte stato d’ansia. Senza contare il crollo del mio desiderio sessuale: questa storia mi ha reso impotente”.

Dopo di lui, ha parlato un suo vicino di casa, che ha assistito ad alcune delle telefonate della donna. Lei, ora, lavora a Roma. Non ha più alcun legame con Viterbo. Anche per questo il giudice ha acconsentito a revocarle l’obbligo di firma. Il processo continua ad aprile, per l’ascolto degli ultimi testimoni.


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15 novembre, 2013

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