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Bassano Romano - Ieri è toccato ai primi cinque avvocati - Il 15 aprile si conclude con i restanti

Traversine ferroviarie, parola alle difese

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Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo

Bassano Romano – Traversine ferroviarie, parola alle difese.

Dopo la requisitoria del pm Paola Conti che nell’udienza dello scorso novembre aveva chiesto condanne per tutti gli otto imputati ieri è stata la volta degli avvocati delle difese.

La vicenda risale a un’indagine iniziata nel 2005 a Perugia. Nel mirino dei carabinieri del Nucleo operativo ecologico finisce un’inserzione su Porta Portese per la vendita di alcune traversine delle Ferrovie dello Stato.

L’annuncio riporta un numero di telefono, che appartiene a un dipendente di una ditta che faceva lavori di manutenzione ferroviaria. Partono le intercettazioni telefoniche e, infine, le traversine risultano sottratte da un cantiere a Bassano Romano. Per il pm si tratta di rifiuti speciali pericolosi che dovevano essere smaltiti e non venduti.

Le accuse contestate a vario titolo sono di peculato, ricettazione e traffico di rifiuti speciali. Tra gli imputati ci sono ferrovieri e dipendenti delle Ferrovie dello Stato di Orte, Roma e Firenze.

Nell’udienza di ieri, tutti gli avvocati che hanno preso la parola di fronte al collegio dei giudici presieduto da Maurizio Pacioni (Filippo Nisi e Eugenio Turco a latere) hanno chiesto l’assoluzione dei loro assistiti.

“Per quanto riguarda il mio assistito – ha detto l’avvocato Franco Taurchini -, l’accusa sarebbe di peculato. Ma come fa ad esserci peculato se quelle traversine non hanno alcun valore economico? Erano state già dismesse dal loro utilizzo e quindi la vendita non ha provocato alcun danno a Ferrovie dello Stato”. 

Respinge le accuse anche Luciano Pascucci, legale dell’uomo che comprò le traversine grazie all’inserzione su Porta Portese. “Il mio cliente – ha spiegato l’avvocato – è un coltivatore diretto di 60 anni che ha semplicemente risposto a un annuncio perché aveva bisogno di quel materiale. Non c’era alcun indizio che gli potesse far venire il dubbio sulla provenienza più o meno lecita”.

Dello stesso tenore l’arringa dell’avvocato Michele Guerriero. “Se il mio assistito fosse stato in cattiva fede – ha dichiarato di fronte ai giudici – non avrebbe chiesto spiegazioni sull’immediato sequestro del camion contenente le traversine effettuato dagli inquirenti proprio pochi minuti dopo che il carico gli era stato consegnato. Con la sua telefonata a chi gliele aveva spedite, il mio cliente è senza alcuna malizia interessato ad avere chiarimenti su qualcosa di cui non sa davvero nulla”.

L’udienza è stata aggiornata al 15 aprile, quando verranno ascoltati gli avvocati della difesa restanti. Poi mancherà soltanto la sentenza.


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22 gennaio, 2014

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