Vejano – Sono accusati di associazione a delinquere per un maxi raggiro tramite una società che vendeva biglietti da visita.
Un imbroglio da 200mila euro e una cinquantina di persone truffate, tra collaboratori, fornitori, ristoratori e benzinai.
Ieri hanno parlato gli imputati. Non tutti: solo i tre ancora reperibili, mentre la coppia ai vertici della società si è trasferita da anni a Santo Domingo.
Sono laziali e pugliesi, nessuno di Viterbo. Ma i reati di associazione a delinquere e truffa (quest’ultimo prescritto) si sono consumati tra Capranica e Vejano, tra il 2006 e il 2007, quando cominciarono ad arrivare le prime denunce in caserma.
Il primo a parlare è G.G., indicato dai dipendenti dell’azienda come il braccio destro del dirigente A.T.. Ruolo che lui rinnega: “Ero solo un team leader – ha spiegato ieri in aula -. Mostravo il lavoro ai ragazzi e li portavo in giro dai clienti a vendere i biglietti da visita”. Da quella collaborazione con A.T. e con la compagna K.D.R., fuggiti ai Caraibi, G.G. ha detto di non aver guadagnato un euro. “Aspetto ancora il mio stipendio, ci ho rimesso una macchina e la carriera”.
La testimonianza del padre è ancora più lunga e accorata. “Siamo sempre stati una famiglia perbene, questa situazione ci ha distrutto – ha dichiarato davanti ai giudici del tribunale di Viterbo -. Mio figlio era tempestato di telefonate da A.T.. Io stesso, inizialmente, gli ho prestato 15mila euro per avviare l’attività. Non me li ha mai più restituiti. In più ho dovuto pagare le bollette del gas, della luce e del telefono che aveva intestato sempre a mio figlio a sua insaputa. Ero costretto io a mandargli dei soldi, perché non veniva pagato. Ha ricevuto giusto una mensilità e qualche regalo”.
Dall’indagine, condotta dai carabinieri di Vejano, all’epoca coordinati da Luigi Grella, risultò che i clienti pagavano in anticipo i biglietti da visita richiesti che, però, o non arrivavano a destinazione o venivano consegnati in quantità minori di quelle pattuite. L’inganno coinvolgeva anche le tipografie che stampavano i biglietti, i ristoratori dai quali la banda avrebbe mangiato a sbafo, i benzinai cui facevano segnare tutto sul proprio conto, senza saldare.
La base logistica del gruppo era una villa di superlusso a Vejano, presa in affitto senza pagare, secondo l’accusa. I genitori di K.D.R., che hanno parlato anche loro ieri, in aula, sono loro imputati per averla svuotata dei mobili, portati in una loro tenuta a Sezze Romano.
Il processo continua a marzo.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY