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Roma - Inchiesta rifiuti nel Lazio - Prima udienza per il patron di Malagrotta, l'ex presidente di Ecologia Viterbo e altre cinque persone implicate nella maxindagine

Processo Cerroni & Co., valanga di richieste di costituzione di parte civile

Manlio Cerroni

Manlio Cerroni

Bruno Landi

Bruno Landi

Roma – Prima udienza del processo a Manlio Cerroni & Co..

I sette imputati per l’inchiesta sul traffico di rifiuti nel Lazio sono comparsi stamattina in tribunale, rappresentati dai loro legali. 

Alla sbarra, oltre a Cerroni, c’è l’ex presidente di Ecologia Viterbo, nonché ex governatore del Lazio, Bruno Landi. E poi Francesco Rando, amministratore unico di alcune imprese riconducibili a Cerroni; Piero Giovi, socio di imprese e storico collaboratore di Cerroni; Giuseppe Sicignano, già supervisore delle attività operative condotte presso gli impianti di Cecchina; Luca Fegatelli, ex dirigente dell’area rifiuti della Regione Lazio; Raniero De Filippis, responsabile del dipartimento del territorio della Regione Lazio.

Devono rispondere di associazione a delinquere finalizzata al traffico di rifiuti e truffa.

Stamattina, breve udienza interlocutoria per incardinare il procedimento. Per i sette, la procura ha voluto il processo subito, senza udienza preliminare. E’ la formula del giudizio immediato, chiesta dal pm solo quando il quadro accusatorio è forte e le prove evidenti. 

Secondo quanto riporta l’AdnKronos, il collegio dei giudici della prima sezione penale del tribunale di Roma ha raccolto la valanga di richieste di costituzione di parte civile: ministero dell’Ambiente, Regione Lazio, comune di Roma, Wwf, Legambiente, Codici, associazioni animaliste, privati, comuni dell’hinterland romano e della Valle Galeria. Tutti pronti a batter cassa agli imputati in caso di condanna, qualora fossero accolte le richieste di costituzione di parte civile.

L’indagine è stata interamente condotta dai militari del Noe, diretti dal vicecomandante colonnello Sergio De Caprio, noto anche come “Ultimo” dopo l’arresto di Totò Riina, e coordinati dal capitano Pietro Rajola Pescarini.

Cerroni, secondo gli investigatori, era ”organizzatore e dominus incontrastato del sodalizio”.

Gli altri indagati lo chiamavano “con l’appellativo di Supremo”. Un vero perno nella gestione del ciclo dei rifiuti del Lazio, che Cerroni avrebbe aspirato a controllare in regime di monopolio.

Stando agli accertamenti del Noe, riepilogati nell’ordinanza del gip di Roma Massimo Battistini, il gruppo Cerroni avrebbe operato in modo spregiudicato. A volte, scrive il gip, “simulando l’esistenza di titoli autorizzativi di fatto inesistenti” come nel caso ella realizzazione dell’invaso per la discarica in località Monti dell’Ortaccio. Lavori in barba alle normative vigenti, con scavi “al di sotto dei limiti consentiti”, che avrebbero causato una “illecita deviazione della falda acquifera sotterranea”.

L’ordinanza del gip parla anche delle tonnellate di rifiuti destinati alla differenziata che arrivavano nella discarica di Malagrotta. Ciò, anche se i titolari degli impianti di differenziazione incassavano svariati milioni di euro.

E il costante stato di emergenza della discarica di Malagrotta conveniva al gruppo Cerroni, perché costringeva le amministrazioni a trovare nuovi siti.

I difensori avrebbero chiesto la revoca delle misure cautelari ancora in atto, come l’obbligo di dimora o di firma. Prossima udienza il 23 giugno.

5 giugno, 2014

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