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Viterbo - Operazione Red Zoll - Polstrada - In carcere l'imprenditrice Catia Marchetti, ai domiciliari i due commercialisti-consulenti

“Iva evasa per più di sei milioni di euro”

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Catia Marchetti

Catia Marchetti

Operazione Red Zoll, la conferenza per illustrare i dettagli

Operazione Red Zoll, la conferenza per illustrare i dettagli

Il vicequestore aggiunto della polstrada Federico Zaccaria illustra i dettagli dell'operazione

Il vicequestore aggiunto della polstrada Federico Zaccaria illustra i dettagli dell’operazione

Operazione Red Zoll, le targhe sequestrate

Operazione Red Zoll, le targhe sequestrate

Elio Marchetti

Elio Marchetti

Viterbo – (s.m.) – Iva evasa per sei milioni di euro. Ma si potrebbe viaggiare su importi ancora più alti.

E’ il bilancio dell’operazione “Red Zoll” (fotocronaca – video: il capo della polstrada Federico Zaccaria – il video dell’operazione). ‘Zoll’ come le targhe temporanee delle auto provenienti dalla Germania e rivendute da una concessionaria viterbese.

Tre arresti per truffa, frode in commercio, falso documentale, soppressione di documenti contabili e fraudolento utilizzo di procedure per evitare la riscossione coattiva delle imposte.

In manette è finita Catia Marchetti, 48enne viterbese. L’unica “lady” nel gruppo degli arrestati: gli altri due sono i commercialisti romani B.G. e L.G., padre e figlio di 79 e 32 anni. Operavano tra Roma e Viterbo ed erano i consulenti di fiducia di Catia Marchetti per le pratiche di importazione auto della sua concessionaria in via della Palazzina.

Gli investigatori parlano di lei come della “gestrice occulta” dell’operazione, “artefice della truffa e della frode”. “Agiva tramite prestanome – dichiara il vicequestore aggiunto della polstrada Federico Zaccaria -. Con lo schermo di società in cui figuravano personaggi inesistenti e con nomi di fantasia”.

L’importazione “disinvolta e spregiudicata delle autovetture” inizia almeno dal 2010. Golf, Audi. Automobili di gamma medio alta comprate da multinazionali di autonoleggio sempre in Germania e rivendute a prezzi più che competitivi. Il tutto, grazie al complesso sistema di evasione dell’Iva scoperto dagli agenti. Evasione totale o parziale, facendo rientrare le immatricolazioni nel regime agevolato dell’Iva a margine. “In pratica – spiega Zaccaria – anziché pagare regolarmente l’Iva al 22 per cento, si abbatteva parzialmente il carico fiscale”.

L’indagine è partita l’anno scorso da una segnalazione dell’Agenzia delle entrate. Anello decisivo per l’immatricolazione delle auto, perché decide il regime di Iva da applicare. L’agenzia era stata a sua volta allertata dalla motorizzazione civile di Palermo: alcuni soggetti residenti nel Viterbese avevano chiesto il rilascio di targhe e carte di circolazione italiane dichiarando di aver acquistato i veicoli usati da immatricolare direttamente da rivenditori tedeschi e di poter fruire, quali “acquirenti occasionali”, dell’esenzione dall’obbligo di corrispondere l’Iva in Italia.

In realtà, gli interessati avevano comprato le auto nella concessionaria viterbese. I responsabili avevano gestito l’intera trattativa. Ed è qui che entra in gioco la polstrada. 

La sezione polizia giudiziaria ha seguito l’inchiesta dall’ottobre 2013, coordinata dal sostituto procuratore Fabrizio Tucci. Gip Francesco Rigato.

Varie le modalità di evasione del fisco scoperte dagli agenti di via Palmanova. Dalle false fatture emesse nei confronti di un privato fatto fittiziamente figurare come proprietario del veicolo, alla falsificazione di carte di circolazione estere (in cui il reale intestatario-persona giuridica veniva “trasformato” in una persona fisica inesistente); dalla falsa dichiarazione sostitutiva di atto notorio (nella quale il cliente – a sua insaputa – compariva quale acquirente diretto del veicolo all’estero), all’utilizzo di targhe di importazione temporanee intestate a privati fatti passare per acquirenti delle autovetture. Da qui, il nome dell’operazione: “Red Zoll”.

L’accusa di frode in commercio si riferisce alla vendita di alcune auto usate con contachilometri alterati. Il falso, invece, riguarda le firme volte ad attestare passaggi di proprietà all’insaputa degli ignari acquirenti.

L’indagine è ancora in corso. Gli accertamenti della polstrada non sono finiti. Bocche cucite sul fratello dell’imprenditrice, Elio Marchetti, anche lui coinvolto nell’inchiesta e al momento non reperibile. 

Otto gli indagati a piede libero. Due sarebbero stati arrestati nel 2008 sempre dalla polstrada per reati analoghi. Tra i denunciati figurano i gestori di due agenzie di pratiche auto, una di Viterbo e l’altra di Sansepolcro (Arezzo) e alcuni dei già citati prestanome. Uno è un detenuto di Regina Coeli. Un altro è ospite di un centro di accoglienza sulla Tiburtina. Di ‘assoldarli’ si sarebbero occupati i due commercialisti ai domiciliari: in un caso sarebbero stati “pattuiti” 50 euro per ogni firma apposta sugli atti. Solo un dettaglio permetteva di ricondurre a Catia Marchetti: l’imprenditrice arrestata aveva sempre una delega per operare sui conti delle società schermo.

In alcune transazioni è anche emerso il ruolo di alcune società “filtro”, pronte a emettere fatture per operazioni inesistenti e ad interporsi – figurando apparentemente come “fornitrici” – tra il precedente proprietario del veicolo (l’azienda di autonoleggio) e la ditta viterbese, allo scopo di ottenere fraudolentemente, in Italia, l’immatricolazione dei veicoli con il più favorevole regime Iva del “margine”.

Un meccanismo oliato e rodato che avrebbe permesso alla diretta interessata di creare un quasi monopolio del settore. Conseguenza: alterazione totale del mercato e cancellazione della libera concorrenza. Con ricadute pesanti per le altre ditte. Una truffa in cui qualunque acquirente potrebbe incappare, ma il messaggio degli agenti è chiaro: “Quando il prezzo delle auto è così vantaggioso da non trovare riscontro nel mercato, c’è stata quasi sicuramente evasione fiscale”.


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3 luglio, 2014

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