Vetralla – Non potevano parcheggiare nel piazzale. Né far scendere i bambini di sotto a giocare.
Un’altra storia di cattivo vicinato approda in tribunale a Viterbo. Due famiglie avrebbero dovuto ‘eseguire gli ordini’ di un 38enne di Vetralla, loro vicino di casa, per almeno un anno.
L’uomo è finito a giudizio per stalking. Secondo l’accusa, pensava di essere il padrone del cortile davanti casa e di poterne fare un uso esclusivo, maltrattando chiunque osava avvicinarsi.
In cinque si sono costituiti parte civile: marito e moglie e un’altra famiglia, composta da marito, moglie e figlio. Il 38enne e i condomini sono ai ferri corti da anni. Contro di lui ci sarebbero già alcune cause davanti al tribunale civile di Viterbo e al giudice di pace. In questo caso, si tratterebbe di lesioni alla figlia di una delle parti civili, travolta da una fontana che si trovava proprio in quel cortile.
Al nuovo processo, iniziato ieri, l’uomo deve rispondere di atti persecutori non solo per aver impedito ai vicini di usare il piazzale, ma anche per le ripetute minacce e offese. Dagli insulti, al dito medio alzato. Fino a piazzarsi sotto le finestre dei condomini, per dirgli di scendere e prenderli a male parole. O addirittura minacciare di investirli con la macchina.
Un atteggiamento che avrebbe intimorito i condomini al punto da far cambiare loro abitudini di vita. E anche strada, tutte le volte che lo incontravano.
Gli insulti erano indirizzati per lo più alla coppia e a una donna, madre di famiglia. Ma il giudice ha riconosciuto come parti civili anche il figlio e il marito di quest’ultima, destinatari solo indirettamente di quella persecuzione. “Segno che la tutela dallo stalking sta acquisendo un’accezione sempre più ampia – afferma l’avvocato di parte civile Samuele De Santis -. In questo caso, a protezione di un intero nucleo familiare, oltre che della donna”.
Il processo entrerà nel vivo a marzo, con l’ascolto dei primi testimoni.
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