Viterbo – (s.m.) – Vip, starlette e benzina.
Giovanni De Carlo era abile nelle public relations come negli affari.
L’ultimo degli arrestati di “Mafia capitale” aveva interessi nel commercio dei carbolubrificanti. Anche nella Tuscia.
Si legge in un passaggio delle 1123 pagine dell’ordinanza che ha spedito agli arresti Massimo Carminati & Co..
De Carlo, ritenuto l’erede di Carminati, si è consegnato al Ros due giorni dopo la roboante operazione “Mondo di mezzo”.
“Giovannone”, o anche “Il miliardario”, viene paparazzato al braccio di Belen Rodriguez e intercettato al telefono con Daniele De Rossi. Ma il suo nome si associa anche al distributore di benzina sulla superstrada Orte-Viterbo, chilometro 53,800, a Vitorchiano.
Nell’ordinanza del gip di Roma Flavia Costantini si parla di “probabile acquisizione” del distributore viterbese da parte della società “Mondo Petroli Spa”. Insieme all’indagato a piede libero Fabio Russo, dall’agosto 2013, De Carlo cerca di ampliare il numero dei distributori da acquisire. Comincia con uno a Cisterna di Latina. “Stiamo aprendo altre pompe di benzina”, spiega Russo, intercettato. E al suo interlocutore che gli chiede, ridendo, “ma quante ce ne hai?”, risponde “adesso 6, una in costruzione, una attiva, ne abbiamo prese quattro, sto facendo gli allestimenti”.
I distributori in questione, oltre a Latina, si troverebbero “dopo Cerveteri, sull’Aurelia, una per andare a Rieti, un’altra tra Rieti e Ascolti Piceno e l’altra sulla Orte-Viterbo”. Solo quello di Latina e Viterbo, al momento, risulterebbero effettivamente nelle mani del boss.
Sempre al telefono, Russo spiega che c’è “un investitore che paga cash e me la dà in gestione, è un mio amico… così io gli corrispondo le royalties”. Per gli inquirenti parla di De Carlo. “Identificato con certezza”, perché visualizzato dall’occhio elettronico di una telecamera piazzata dagli investigatori. Secondo i magistrati capitolini, De Carlo partecipava agli incassi della Mondo Petroli Spa.
Gli scambi di denaro sarebbero avvenuti in un garage in via Ronciglione, nella zona di Corso Francia. Garage monitorato dalle telecamere degli inquirenti, che hanno ripreso De Carlo mentre andava a prendere buste rigonfie di soldi, nascoste sotto un casco da motociclista. Pochi dubbi sul contenuto. Anche perché in un caso, la busta si è rotta, svelando le mazzette di banconote che “Giovannone” si è affrettato a infilare in tasca.
Per gli inquirenti emerge chiaramente come De Carlo abbia “svolto una funzione di socio occulto finanziatore”. Dall’8 luglio 2013 al 26 ottobre dello stesso anno, “ha percepito periodicamente alla stregua di una ‘cassa continua’, parte degli incassi” del distributore a Cisterna di Latina.
Entrate che spiegano anche la dolce vita del “miliardario”, tra donne, vip, locali e belle macchine. Il suo avvocato Pierpaolo Dell’Anno, indagato a piede libero per associazione di tipo mafioso, si raccomanda: “La Ferrari non la devi toccà”. Cerca di convincerlo a darsi almeno una parvenza di ‘vita normale’: “Poi pensi la cosa del lavoro… cominci a lavorà e finisce la questione. Poi sono io che gli dico “guarda abita là, non rompete i coglioni, questa è la residenza, questo è il lavoro… basta. Tu nun te preoccupà! […] Perché dopo ce stanno altre conseguenze giuridiche… le cose più assurde, pensano che tu sarai, non lo so, il riferente de Totò Riina…”.
A Viterbo, Dell’Anno è l’avvocato di Antonio Pasquini, funzionario di banca, imputato al processo per usura aggravata ed estorsione insieme all’immobiliarista Daniele Califano. L’ultima udienza c’è stata proprio martedì, in coincidenza col blitz di “Mafia Capitale”. Per Dell’Anno, proprio quella mattina, è scattata la perquisizione in casa. Naturalmente non era presente in aula a Viterbo.
Almeno un altro avvocato romano che si è occupato di vicende viterbesi figura nell’elenco degli indagati a piede libero: è Alessandro Cacciotti, che di clienti ne ha avuti, nell’ambito della malavita nera romana.
A Viterbo, si è occupato delle rapine in banca su maxiscooter a opera degli ex estremisti di destra capitolini Manuel Ovidi e Massimo Mariani: spregiudicati, freddi e organizzati, assaltavano le banche della Tuscia e sparivano su scooter modificati. In testa avevano zuccotti o caschi da motociclista. In mano, la pistola.
Nell’abisso di “Mafia Capitale”, Cacciotti sarebbe indagato per trasferimento fraudolento di valori. La maxi ordinanza di custodia cautelare parla di contatti diretti tra lui e “il Nero” Carminati, che gli commissiona l’assistenza legale di un suo conoscente, accusato di rapine a mano armata. Ma Cacciotti è finito sotto indagine per il “contributo tecnico e supporto logistico” fornito all’arrestato Fabio Gaudenzi, che ha “attribuito fittiziamente ai suoi fratelli la titolarità e la disponibilità delle attività imprenditoriali svolte dalla Immobiliare Due Pini Srl e dei beni di proprietà della stessa”. La società sarebbe servita a “gestire le movimentazioni di denaro collegate a progetti di investimento da realizzare alle Bahamas”.
Articoli: Un fabbricato e due terreni sequestrati nella Tuscia – Torricelli (Sel): “Se c’è stato un sistema criminale organizzato va colpito alla radice” – Zingaretti: “Un bene che la magistratura sia impegnata a fare piena luce” – 37 arresti per mafia e appalti
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY