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Viterbo - Gli studenti in protesta del liceo scientifico P. Ruffini replicano alla dirigente scolastica Antonietta Bentivegna

“Un ideale non può essere processato, né imprigionato”

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Viterbo - Liceo scientifico Ruffini - La protesta degli studenti

Viterbo – Liceo scientifico Ruffini – La protesta degli studenti

Viterbo - Liceo scientifico Ruffini - La protesta degli studenti

Viterbo – Liceo scientifico Ruffini – La protesta degli studenti

Viterbo - Liceo scientifico Ruffini - La protesta degli studenti

Viterbo – Liceo scientifico Ruffini – La protesta degli studenti

Viterbo - Liceo scientifico Ruffini - La protesta degli studenti

Viterbo – Liceo scientifico Ruffini – La protesta degli studenti

Il liceo scientifico "Ruffini"

Il liceo scientifico “Ruffini” 

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo  – Caro dirigente scolastico, sono gli studenti “inconsapevoli” che le scrivono.

Nessuno mette in dubbio il valore del diritto allo studio, ma si deve anche ricordare come è stato conquistato, e quanto ancora oggi occorra lottare per esso.

Lei parla nel suo articolo dell’occupazione come una reazione non valida, e che non garantisce visibilità; e ci prospetta la possibilità di fermarci il pomeriggio a scuola per lavorare sul tema, cosa che noi più volte abbiamo richiesto (persino oggi stesso), ma senza esito!

C’è stata una strenua resistenza a questa forma di protesta, come ad altre, anche se si sarebbe potuto trovare un accordo; e specifichiamo che una discussione non è edificante se entrambe le parti non sono disponibili al compromesso. Oggi per esempio il nostro obiettivo era di occupare pacificamente l’edificio garantendo lo svolgimento delle lezioni per chi non volesse aderire, intento che è stato tempestivamente soppresso a causa della possibilità di una sua denuncia aperta agli studenti occupanti, che frenandoci e demoralizzando gli animi ha instillato insicurezza in molti di noi.

Nei giorni passati ci è stata da lei proposta l’autogestione, un’idea che però lei stessa rinnega nel suo articolo, visto che essendo unicamente durante le ore di lezione, e senza il presidio pomeridiano – da lei espressamente non consentito -, risulta una movimentazione priva di significato e solamente lesiva dei nostri diritti.

Ci chiediamo quindi quale fosse lo scopo di proporci un’autogestione che per altro è dispendiosa esattamente quanto un’occupazione, ci chiediamo quale fosse il motivo reale se non quello di evitare ad ogni costo questa nostra forma di protesta. Il nostro intento è di andare avanti con le nostre idee, ma non scadendo nella confusione generale e rimanendo nascosti agli occhi esterni, miriamo infatti alla creazione di gruppi di lavoro pomeridiani e non, con al centro la tematica della riforma, con fine di creare un documento che contenga le opinioni di noi studenti, protagonisti-antagonisti della “buona scuola”, per poi pubblicarlo con l’aiuto dei media.

Inoltre lei parla delle occupazioni come un atto inaccettabile e assolutamente illegale, mentre è statuito con la sentenza del 30 marzo 2000 della corte di cassazione che l’articolo del codice penale in questione (art.633c.p.) non è applicabile alle occupazioni studentesche poiché l’edificio scolastico non costituisce una realtà estranea agli studenti, che non sono dei semplici frequentatori, bensì soggetti attivi della comunità scolastica, e questa è solo una delle decine di occasioni in cui un tribunale italiano ha sancito il valore, morale e legale, di un’occupazione.

Noi in ogni caso non interromperemo il servizio che la scuola offre agli studenti, chiunque voglia seguire normalmente le lezioni potrà, senza vincoli di ogni sorta; ed è proprio in questo che chiediamo un compromesso con lei, appunto per garantire a tutti la possibilità di scelta. La decisione di occupare non è stata presa e mai lo sarà a cuor leggero, specialmente dato il periodo che stiamo affrontando. Chiediamo perciò rispetto per le nostre idee, ma che soprattutto queste non vengano considerate “non serie o credibili”.

Proprio perché questa protesta nasce da tutti noi, occorre evitare di creare falsi allarmismi o miti per cercare di screditare e spaventare noi alunni per farci desistere dall’esercitare i nostri diritti di libertà ed espressione. La invitiamo, se vorrà, ad un dialogo aperto di fronte a tutti noi studenti, per cercare di comunicarle i motivi e le finalità di questa manifestazione, e le ricordiamo che quanti di noi procederanno non hanno paura della sua eventuale denuncia, perché un ideale non può essere processato, né imprigionato. Cordiali saluti.

I “cari studenti” del liceo P.Ruffini


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11 dicembre, 2014

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