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Graffignano - La rabbia dell'avvocato di parte civile Mezzetti: "Norme sulla prescrizione scandalose e squilibrate"

Tonnellate di rifiuti nascosti nella terra, processo morto e sepolto

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Enrico Mezzetti

L’avvocato Enrico Mezzetti

Graffignano – Morto. Sepolto. Prescritto.

Era una morte annunciata quella del processo per le 20mila tonnellate di rifiuti interrati a Graffignano. Sarebbe stato strano il contrario.

Nelle vicende di traffico illecito di rifiuti la prescrizione è praticamente la regola. La rabbia delle parti civili è sempre la stessa.

“Dobbiamo ringraziare il nostro legislatore per questo regalo – sottolinea amaramente l’avvocato Enrico Mezzetti, per il comune di Graffignano -. Abbiamo tempi di prescrizione scandalosi e sballati. Un furto di una mela si prescrive in più di dieci anni. Per il traffico illecito di rifiuti, che implica indagini lunghe e complesse con una mole mastodontica di carte, sono appena sette anni e mezzo”. A comune, provincia e Legambiente resta solo la strada dell’eventuale causa civile. Un’azione che non converrebbe né per costi né per tempi a una pubblica amministrazione.

A giudizio davanti al tribunale di Viterbo erano finiti i tre fratelli imprenditori Paolo, Roberto e Luciano Nocchi, la segretaria della loro società “Nocchi Inerti centro Italia” Meri Muzi, l’impiegato Fabrizio Del Medico e il consulente ambientale Davide Drago. 

Secondo le indagini del Nipaf (Nuclei investigativi provinciali di polizia ambientale e forestale), tra il 2006 e il 2007 i rifiuti avrebbero seguito un percorso alternativo alle vie canoniche di smaltimento: anziché alla Manufatti centro Italia di Alviano (Terni), i camion con gli scarti sarebbero finiti al Pascolaro e i rifiuti nascosti a qualche metro di profondità. Rifiuti non pericolosi: il disastro ambientale non era mai stato contestato agli imputati. Ma che i terreni siano stati appestati, anche in prossimità di falde acquifere, per la forestale è un dato certo. Così come è certo che la Regione non si è mai fatta carico dei costi – decine di milioni di euro – per bonificare la zona. 

Un processo in cui tutto grida vendetta. Dalla mancata sentenza per gli imputati, alla sbarra per anni per poi ritrovarsi né assolti né condannati, agli eventuali danni arrecati al territorio e non riconosciuti in sede giudiziaria.

“Un fallimento per la giustizia – ribadisce l’avvocato Mezzetti -, che è destinato a ripetersi all’infinito finché non ci sarà una seria riforma della prescrizione”.


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5 febbraio, 2015

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