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Viterbo - Clienti dei pusher dell'operazione Drago accusati di averli 'aiutati', non confermando di aver comprato la droga da loro

Favoreggiamento agli spacciatori, in venti a processo

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Uno degli arrestati, Django Barberio

Uno degli arrestati dell’operazione “Drago”, Django Barberio

La droga

La droga sequestrata nell’operazione “Drago”

Viterbo – A giudizio per aver ‘aiutato’ i loro spacciatori.

Maxiprocesso ai favoreggiatori dei presunti pusher arrestati nell’indagine “Drago”. Scattato nel maggio 2012, il blitz dei carabinieri fece finire in manette 40 persone. 

La chiamarono operazione “Drago” da quel tale Dragos che, esasperato da continue richieste di saldare una vecchia partita di droga, crivellò di colpi la macchina di due fratelli di Soriano nel Cimino: Django e Michel Barberio, ritenuti al vertice del gruppo scoperto dai carabinieri di Soriano e Viterbo.

Una fitta rete di rapporti intrattenuti in particolare da Django Barberio con una serie di personaggi, legati da numerosi traffici illeciti. In primis lo spaccio di cocaina destinata a pub, bar e discoteche. Ma il traffico di droga, secondo le indagini, veniva finanziato anche attraverso usura, estorsioni, traffico di anabolizzanti e sfruttamento della prostituzione. 

Il processo si era diviso in tre tronconi. Da un lato, gli indagati decisi a chiudere col patteggiamento. Dall’altro, i reati più gravi, da trattare a parte davanti al collegio. E poi, traffico di cocaina e anabolizzanti in un ulteriore processo.

A giudizio sono finiti prima i pusher, poi i clienti, chiamati in caserma uno a uno durante le indagini per avere testimonianze a supporto della vasta rete di spaccio nel capoluogo e in provincia. Ma gli acquirenti hanno sviato. O sono rimasti in silenzio. O hanno detto di aver preso la ‘roba’ altrove.

Ieri l’inizio del processo a venti persone per favoreggiamento, rinviato al 2 aprile. 


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13 marzo, 2015

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