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Viterbo - Omicidio del Riello - L'aggressione mortale alla rotatoria - Arrestato ventiduenne - Il colonnello dei carabinieri Mauro Conte: "Tanta omertà"

Ucciso per una parola di troppo

di Stefania Moretti

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Sabato Louis Francesco Battaglia, fermato per omicidio volontario

Sabato Louis Francesco Battaglia, fermato per omicidio volontario

Federico Venzi

Federico Venzi, la vittima

Viterbo Omicidio del Riello - Il luogo dell'aggressione

Viterbo – Omicidio del Riello – Il luogo dell’aggressione

Viterbo Omicidio del Riello - Il luogo dell'aggressione

Viterbo – Omicidio del Riello – Il luogo dell’aggressione

Omicidio del Riello - La conferenza stampa

Omicidio del Riello – La conferenza stampa

Viterbo – Ucciso per una parola di troppo.

Sarebbe morto per questo Federico Venzi, il 43enne romano residente a Caprarola soccorso ieri mattina al Riello dopo un pestaggio ferale (fotocronacaslide – video).

Due tragedie che si incrociano: ironia della sorte, sono stati gli amici di una delle tre vittime dello schianto mortale sulla Tuscanese ad avvistare quel corpo riverso a terra in via Aldo Moro, a pochi metri dalla rotatoria e dall’intersezione tra i due lati opposti di via della Palazzina.

Gli amici di una vittima dell’incidente hanno chiamato i soccorsi per quell’uomo ancora vivo che sarebbe morto di lì a poco in ospedale.

Per l’omicidio di Venzi è stato fermato Sabato Louis Francesco Battaglia, 22enne viterbese. Venzi lo avrebbe incontrato all’alba di domenica, verso le 4,45. Battaglia era con la fidanzata. Venzi con un amico di nazionalità marocchina. La vittima usciva da un circolo privato a pochi metri dalla caserma dei carabinieri. Da qui, avrebbe proseguito diritto a piedi, per poi incrociare la coppia in via della Palazzina, lato Ipercoop.

Secondo Battaglia, Venzi li avrebbe importunati. Nessun contatto fisico, solo parole all’indirizzo suo e della fidanzata che il 22enne non avrebbe gradito e ha reagito d’istinto: prima un pugno in faccia così violento da far saltare i denti della vittima, trovati dai carabinieri sull’asfalto. Poi una scarica di botte e calci, fino a ridurre Venzi in fin di vita.

“Una reazione veemente”, la definisce il colonnello Mauro Conte, comandante provinciale dei carabinieri di Viterbo. Accanto a lui, in conferenza stampa, c’è il pm Massimiliano Siddi, titolare dell’indagine che ha portato a rintracciare il presunto omicida in meno di ventiquattr’ore. “Non ha negato le accuse – afferma il pubblico ministero -. Ha fornito la sua versione che è quella di aver agito su provocazione. Altre spiegazioni, se vorrà, potrà darle all’interrogatorio di garanzia davanti al gip, non ancora fissato”. 

Battaglia è stato rintracciato al termine di quella che il pm Siddi ha definito “una brillante attività investigativa”: un’indagine serrata e vecchio stampo, fatta soprattutto di intuizioni dei carabinieri della compagnia di Viterbo e dei nuclei investigativo e radiomobile, coordinati da Raffaele Gesmundo, Giovanni Martufi e Piergiorgio Scoparo. Perché le testimonianze, si lamentano dalla caserma di via De Lellis, sono state poche. Preziose. Preziosissime. Ma poche. “Abbiamo lavorato in un clima di omertà – spiega il colonnello Conte -. Ringraziamo i testimoni, amici delle vittime dell’incidente e l’amico del 43enne ucciso, che ci hanno fornito subito le descrizioni dell’aggressore e della ragazza. Ma più ci avvicinavamo al 22enne, alla sua cerchia di amici e parenti, e meno collaborazione trovavamo”.

Quando sono andati a casa del 22enne, lui teneva le mani in tasca per non mostrare le sue profonde ferite alle mani. Un altro elemento che non era sfuggito ai carabinieri: anche l’omicida doveva essersi ferito, perché un pestaggio così violento non poteva non provocare lesioni anche all’aggressore. L’asfalto, infatti, era disseminato di macchie di sangue anche dell’assassino. Tracce che hanno portato i carabinieri dritti fino a casa sua. 

Gli investigatori parlano di “un giovane viterbese di buona famiglia”, di quelli apparentemente tranquilli. Non oggetto di segnalazioni. Non monitorati dalle forze dell’ordine. Solo con un precedente per lesioni alle spalle, per il quale, comunque, non ha riportato condanne definitive.

La fidanzata, una coetanea originaria di Vetralla, è una studentessa universitaria, denunciata per favoreggiamento perché, pur avendo assistito a tutto, si è guardata bene dal denunciare il fatto o dal chiamare le forze dell’ordine. Forze dell’ordine che hanno dovuto dare alla madre ottantenne di Venzi la notizia dell’omicidio e soccorrerla con l’aiuto del 118, perché la donna pensava che il figlio fosse semplicemente rimasto ferito.

Sui due fidanzati sono in corso accertamenti per capire se avessero bevuto. Venzi, invece, era quasi sicuramente almeno alticcio, da quanto risulta dalle indagini. Alle spalle, precedenti di polizia per piccoli reati. Di recente era stato agli arresti domiciliari. 

L’autopsia è questione di ore. Tempo di affidare l’incarico al medico legale.

Sull’allarme sicurezza in città, che ha portato certa politica a parlare addirittura di presidio necessario dell’esercito, i militari tagliano corto: “La nostra presenza sul territorio c’è e si vede – dichiara il colonnello Conte -. Lo dimostrano i nostri tempi di risposta: nel primo pomeriggio sapevamo già chi poteva essere il potenziale responsabile e alle 21 di ieri era stato portato in carcere. Un controllo e un’assistenza a schermo totale, vista anche la tragedia dell’incidente mortale di sabato notte che ha impegnato per ore la polizia stradale. Le forze dell’ordine, a Viterbo, sono vigili e pronte”.

Stefania Moretti


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28 settembre, 2015

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