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Viterbo - Pd e liste civiche "Popolari" - Intervista al segretario Egidi: "Il sindaco dovrebbe pensare più ai rapporti col gruppo di maggioranza"

“Parlo a Fioroni e risponde Michelini…”

di Giuseppe Ferlicca

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Giuseppe Fioroni e Andrea Egidi

Giuseppe Fioroni e Andrea Egidi

Leonardo Michelini e Andrea Egidi

Leonardo Michelini e Andrea Egidi 

Andrea Egidi

Andrea Egidi 

Viterbo – “E’ curioso che io faccia riferimento a una posizione nel partito espressa da Giuseppe Fioroni e invece a rispondere è il sindaco di Viterbo Leonardo Michelini”.

Nel Pd è aperto il dibattito sulla forma partito. Il segretario provinciale Andrea Egidi ha la sua idea e l’ha espressa alla riunione con Piero Badaloni. Le liste civiche d’ispirazione democratica, come alle provinciali e tanto care ai Popolari di Fioroni, le combatte. Sono un danno.

Gli ha risposto il primo cittadino, bollando come poco felice l’uscita e indietro rispetto a Renzi la posizione.

“Fioroni porta avanti una sua precisa impostazione, ne abbiamo parlato più volte. Sta su una linea che io non condivido. E’ curioso che io parlo di una posizione di Fioroni e a rispondere è Michelini. Forse, invece di preoccuparsi della discussione all’interno del Pd, Michelini dovrebbe prestare più attenzione al rapporto con il gruppo di maggioranza e i consiglieri che lo sostengono”.

Non ha gradito l’intervento del primo cittadino?
“Un dirigente politico, se si ritiene tale, non interviene in questo modo, con battute facili, senza aver ascoltato o partecipato a un dibattito pubblico più complesso di quanto possa immaginare”.

Michelini è un dirigente politico?
“La superficialità di una battuta ci sta. Ognuno è abilitato a parlare per tutti e pure per il Pd, ma non è un atteggiamento politico giusto. Probabilmente perché non è dirigente politico. Da questo punto di vista sto tranquillo”.

Superficialità in cosa?
“La superficialità sta nel non avere colto appieno il merito della discussione, forse perché non ha partecipato a un dibattito che da mesi si svolge nel Pd, non solo a Viterbo ma in tutta Italia”.

Il sindaco la ritiene più indietro rispetto alle posizioni di Renzi. Ci si sente?
“Chiariamo un aspetto. Non credo che esistano luoghi o personalità seppure autorevoli come Michelini che possano consegnare brevetti o patenti su renzismo o innovazione. Lo dico perché è la seconda o terza volta che Michelini si appella a valutazioni di questa natura, dando l’idea di una sua attenzione e affetto verso il Pd. Verrebbe da dire che forse questo affetto lo potrebbe tradurre con un’iscrizione al partito. Così partecipa a pieno titolo e offre un suo contributo dall’interno”.

L’idea del sindaco è troppo da esterno?
“Non è Michelini, seppure dall’alto della sua autorevolezza, a poter spiegare come si sta nella vicenda politica e come il Pd debba costruire il tessuto di relazioni e alleanze per vincere la sfida del governo del territorio. Sono dieci anni che faccio liste civiche in provincia e vinco le elezioni. Con un pizzico orgoglio, anche nella sua di elezione, magari c’è un po’ del lavoro fatto dal sottoscritto e dal Pd. Ricordo con piacere quanto fatto in tandem fra me e Alvaro Ricci quando dirigeva l’unione comunale. Voglio dire a Michelini che in questo siamo capaci, abbiamo capito come si fa…”.

Cosa non funziona delle esperienze civico-popolari, tipo quella presentata alle ultime provinciali?
“Intanto preciso che non devo chiedere il permesso a Michelini per fare valutazioni su dinamiche aperte sul territorio. Detto questo, il ragionamento si basa su un punto. A Montefiascone, ad esempio, va aiutata l’esperienza uscente di Cimarello. Su quello dobbiamo concentrarci, piuttosto che ritrovarci come a Tarquinia, dove per l’Università agraria una parte del Pd sente di dover sostenere una lista civica alternativa, pur sotto lo stesso presidente”.

Dove non funziona l’idea di mettere sotto l’ombrello del civismo aree di centro, pezzi d’esperienze politiche esterne al Pd?
“Il ragionamento Michelini e di altri nel Pd è legittimo, ma a me pare in controtendenza rispetto alla situazione attuale. Ha dato i suoi frutti con l’Ulivo, quando le forze del centrosinistra si dividevano il lavoro, con i Ds a sinistra, la Margherita i moderati e lo Sdi con il mondo laico. Quando si è capito che questo sistema non avrebbe retto alle nuove sfide, si è deciso per un partito più grande e moderno di centrosinistra. Oggi sarebbe un errore rispondere a come rafforzi il radicamento del Pd con la logica dei vasi comunicanti, dove ognuno guarda a un pezzo di mondo”.

E l’apertura verso l’esterno che Michelini sostiene?
“L’apertura forte che dobbiamo produrre non è verso il ceto politico, quanto a settori nuovi della società italiana, suscitando fiducia e speranza. Nessuno ha in testa uno schema rigido. E’ lo schema di cui Michelini parla e nel Pd sostenuto da Fioroni, che è forse più rigido e ci porta indietro a dinamiche di quindici anni fa. Dobbiamo parlare alla società, non a pezzi di ceto politico che oggi hanno difficoltà a trovare una collocazione. Dirigenti, gruppi, situati nel centrodestra. Un conto è imbarcare pezzi di ceto politico affannati e stanchi nella lettura della società, un conto è parlare con la massa d’elettori che in passato hanno votato altrove, ma con cui dobbiamo sapere interloquire. Io ovviamente prediligo la seconda strada. Non voglio come referenti blocchi di potere che si spostano di qua o di la. Dico no, lo ripeto, alla teoria dei vasi comunicanti”.

E’ la teoria della dependance?
“Ho fatto questo esempio all’assemblea, perché c’è chi immagina un lavoro per rafforzare il Pd, affiancando tutto un mondo che nulla ha a che vedere con il civismo, utilizzabile alla bisogna. In Italia siamo riferimento del Pse e trovo singolare che esserlo, per Michelini significhi attrezzare un lavoro del genere”.

Nel suo intervento all’assemblea Pd ha citato Tofani e Taborri, consiglieri eletti nella lista civica a sostegno di Michelini. Tutti e due provenienti dal centrodestra. Il secondo di fatto c’è tornato.
“Sono persone che conosco. Taborri non ha mai nascosto la propria appartenenza al centrodestra. Tofani è stato un autorevole amministratore. Persone anche umanamente squisite con cui ho collaborato. Il punto non sono loro, piuttosto non concordo nel voler costruire un Pd con tutto un mondo che non fa riferimento al centrosinistra. Lavoro perché il Partito democratico non diventi questo e contro chi sostiene la fantomatica linea del Partito della nazione, di cui parlano ormai solo due o tre persone. Chi la vede ancora così fa un danno al Pd”.

Un passaggio sulla situazione in comune è inevitabile. Come vede la mozione di sfiducia al sindaco?
“La sfiducia va tratta come tale, non si vota e basta. Di che stiamo parlando? Capisco che la destra faccia il suo lavoro. Per quanto io stesso abbia costruito valutazioni critiche su vicende della maggioranza in comune, che la destra venga a spiegare a noi come si deve governare è singolare. E’ giusto rigettare la mozione. E’ una sciocchezza. Questo non significa non continuare una discussione su come il Pd possa contribuire a un cambio di passo. C’è stata una riunione, mi pare positiva. Altre ne seguiranno”.

La minoranza presenta la mozione, ma nel centrosinistra le acque non sono troppo calme. Ha qualcosa da rimproverare al sindaco Michelini?
“Forse invece di preoccuparsi della discussione all’interno del Pd, dovrebbe prestare più attenzione al rapporto con il gruppo di maggioranza e i consiglieri che lo sostengono. Il coinvolgimento nell’attività amministrativa è una cosa seria e importante”.

Giuseppe Ferlicca


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25 ottobre, 2015

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