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Viterbo - Pd - Egidi all'incontro Pd con Piero Badaloni attacca l'idea delle liste civiche nate dalle provinciali in poi

“Fare il Pd guardando a Tofani e Taborri è altra cosa”

di Giuseppe Ferlicca
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Pd - La conferenza organizzativa

Pd – La conferenza organizzativa

Piero Badaloni

Piero Badaloni

Andrea Egidi

Andrea Egidi

Valeria Valente

Valeria Valente

Pd - La conferenza organizzativa

Pd – La conferenza organizzativa

Pd - La conferenza organizzativa

Pd – La conferenza organizzativa

Pd - La conferenza organizzativa

Pd – La conferenza organizzativa

Pd - La conferenza organizzativa

Pd – La conferenza organizzativa

Piero Badaloni

Piero Badaloni

Pd - La conferenza organizzativa

Pd – La conferenza organizzativa

Manuela Benedetti

Manuela Benedetti

Viterbo – “Fare il Pd guardando a Tofani e Taborri è altra cosa”.

E’ l’incontro verso la conferenza organizzativa Pd, c’è Piero Badaloni al tavolo e il segretario provinciale Andrea Egidi sgombera il campo da equivoci.

“Non serve la dependance – dice Egidi – così il Pd implode”.

Ovvero, fuori dal recinto del partito non devono esserci esperienze di natura civica, stile ultime elezioni provinciali. Perché non arricchiscono, ma tolgono.

“E’ un rischio – continua Egidi – che è sorto dalle elezioni provinciali in poi. Si decide che il Partito democratico si rafforzi con una dependance. Da una parte c’è la villa e poi il resto. Attenzione. Nelle elezioni reali, nei 21 comuni chiamati al voto in primavera rischiamo di far implodere il Pd.

E’ un rischio”.

Eppure, specie in zona Popolare, l’esperimento liste civiche, come per palazzo Gentili, ma volendo anche per il comune, esperimento Oltre le mura, l’idea piace.

“C’è chi la condivide – osserva Egidi – io combatto l’idea che si guardi più alla costruzione di soggetti pseudo civici attorno a noi, piuttosto che il rafforzamento reale del Pd. Mi darebbe fastidio molto, perché in questo modo il rischio è di  consegnare comuni alla destra o far vivere nei comuni esperienze indistinte e confuse, frutto d’accordi tra vecchio ceto politico.

Magari perché dobbiamo toglierci un sassolino dalla scarpa, facendo del male a un nostro sindaco Pd. La discussione va fatta e in modo serio, sfruttiamo questa fase d’ascolto anche per questo”.

Quindi: “Il nostro obiettivo – osserva Egidi – è fare un Pd più grande e accogliente, in grado di interloquire con settori nuovi della società, piuttosto che essere vissuto come la somma di tanti pezzetti di vecchio ceto politico senza casa.

Lo abbiamo fatto apposta il Pd, per avere il più grande partito della sinistra riformista in Italia, per includere culture e tradizioni diverse. Questa ricerca affannata di finto civismo denota che si vuole snaturare l’idea originaria del Pd ”

La conferenza organizzativa vuole capire che Pd serve a Viterbo, attraverso incontri sul territorio, il questionario che poi analizzerà una commissione esterna.

Un compito che spetterà anche a Piero Badaloni.

L’ex presidente della regione, ieri come venti anni dopo. In un’assemblea, come ha iniziato la sua attività politica. Venti anni fa candidato alla presidenza della regione, oggi responsabile per la riforma dello statuto del Partito democratico, alla conferenza organizzativa.

A Viterbo, sala conferenze della provincia piena per l’incontro che vuole dare vita al Pd se non 2.0, almeno 1.5. Voluto dalla segreteria provinciale, ci sono un po’ tutte le anime democratiche.

Poco importa se c’è chi sta in prima fila, da Alessandro Mazzoli a Enrico Panunzi, passando per Sonia Perà, Alessandra Troncarelli o Francesco Serra e chi sull’uscio, Luisa Ciambella o Alvaro Ricci.

L’assessora entra, resta sulla porta, saluta, sorride e se ne va. Avrà fatto il suo bilancio.

Al tavolo, Valeria Valente, il segretario provinciale Andrea Egidi, Alessio Trani e Manuela Benedetti.

“La riforma dello statuto – osserva Badaloni – passa per la riorganizzazione territoriale e regionale del partito, le modalità di partecipazione d’iscritti ed elettori, il processo di selezione delle cariche pubbliche e interne, sistemi di controllo e prevenzione da comportamenti non leciti.

Un percorso che coinvolge le realtà territoriali e in questo Andrea Egidi è stato il primo a muoversi”.

Giuseppe Ferlicca


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20 ottobre, 2015

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