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Viterbo - Appello al tribunale del Riesame per chiedere il reintegro al lavoro

Pazienti violentate, l’oculista si difende

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La cittadella della salute, sede della Asl

La cittadella della salute, sede della Asl

Il capo della squadra mobile Fabio Zampaglione

Il capo della squadra mobile Fabio Zampaglione 

Viterbo – Farà appello per tornare a lavorare.

Si rivolge al tribunale del Riesame l’oculista della Asl sospeso dal lavoro per violenza sessuale su alcune pazienti.

La difesa chiederà il reintegro, confutando le argomentazioni dell’ordinanza con la quale il gip Francesco Rigato ha disposto l’interdizione per il medico 64enne, originario di Montefiascone. 

Sarebbero almeno quattro i casi segnalati alla direzione sanitaria della Asl di Viterbo e, poi, alla squadra mobile di Fabio Zampaglione.

I poliziotti di via Romiti lavoravano al caso da prima dell’estate. Un’indagine avviata e mantenuta nel riserbo più assoluto e che non sarebbe stata possibile senza l’input decisivo della Cittadella della Salute. Il resto lo hanno fatto gli agenti della sezione specializzata in abusi sessuali, chiamando una a una le pazienti che avevano segnalato le violenze e ascoltando anche personale della Asl.

Dalle testimonianze raccolte sarebbe emerso che il medico lasciava prima trasparire le sue intenzioni usando un linguaggio estremamente confidenziale, poi baciava la paziente e, infine, allungava le mani e alzava gonne. In almeno un caso sarebbe riuscito anche a calare gli slip alla vittima. 

Ora risponde di violenza sessuale. Violenze ancor più gravi perché commesse da un incaricato di pubblico servizio nell’esercizio delle sue funzioni. Cioè da un medico accusato di approfittare della sua professione e della naturale vulnerabilità delle pazienti, dettata dalla preoccupazione per motivi di salute: unica ragione che le aveva spinte a recarsi nel suo studio mentre lui, secondo gli agenti, cercava altro.

Una vicenda che ricorda quella dell’infermiere caposala all’ospedale Andosilla di Civita Castellana, condannato in via definitiva a cinque anni e quattro mesi e arrestato sempre dalla squadra mobile viterbese nel 2011, dopo aver violentato una paziente sdraiata sul lettino a smaltire l’anestesia.

Quattro casi, quelli contestati all’oculista, almeno tre dei quali recentissimi, che non è escluso diventino di più.
Il sospetto degli inquirenti, infatti, è che non tutte le presunte vittime abbiano segnalato le avances del medico, anche solo per imbarazzo o difficoltà ad ammettere che uno sconosciuto abbia cercato di invadere il loro spazio più intimo.

Già nel 2012, lo stesso oculista era stato sospeso, in seguito alla segnalazione di una paziente, ma non era stata sporta una formale denuncia alle forze dell’ordine. Risultato: un procedimento amministrativo e un breve periodo lontano dal posto di lavoro dove poi è tornato e dove, secondo gli investigatori, ha continuato a molestare pazienti indifese. A conferma che il contrasto alla violenza sulle donne dipende soprattutto dalle donne.

 


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2 dicembre, 2015

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