--
    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Viterbo - Il racconto shock di una 27enne, ostaggio dell'ex per un'intera notte

“Minacciava di spararmi in bocca”

Condividi la notizia:

Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale 

Viterbo – (s.m.) – Per un’intera notte ostaggio del fidanzato che l’avrebbe picchiata, minacciata con la pistola e violentata.

Alessia (nome di fantasia), 27 anni, racconta che, da quella casa, a maggio dell’anno scorso, uscì “con un braccio rotto, distrutta moralmente e fisicamente e senza neanche la forza di parlare”. L’ex fidanzato trentenne, C.B., è a processo per violenza sessuale, violenza privata, maltrattamenti, lesioni con l’aggravante dei motivi futili e delle sevizie, minacce e detenzione abusiva di arma: una pistola che le avrebbe ripetutamente puntato contro.

Ne ha parlato ieri in tribunale, coperta da un paravento per non sostenere lo sguardo di lui seduto a due passi, che ridacchiava o cercava di replicare mentre la ragazza raccontava a fatica. “Se lo fa di nuovo la mando fuori dall’aula”, lo ha ammonito il presidente del collegio Silvia Mattei. Alessia ha continuato a parlare. La rabbia nella voce e il pianto a interromperla ogni tanto. “In cinque mesi di fidanzamento mi ha picchiata spesso. La prima volta a Capodanno 2014: lividi e sangue, ma lo perdonai. Un’altra volta mi ferì alla mano con un coltello con cui mi stava minacciando. Soffriva di una gelosia insana che lo portava ad accusarmi di tradimenti inesistenti e a dirmene di tutti i colori: che mi facevo pagare, che dovevo morire, che mi dovevo vergognare”.

La notte tra il 21 e il 22 maggio 2015 è la peggiore. Discutono. Sempre per gelosia. “Voleva sapere se mi ero incontrata con un amico nei giorni precedenti. Se non gli avessi detto tutto avrebbe estratto la pistola e mi avrebbe sparato alle gambe prima di finire la sua sigaretta. La pistola l’ha tirata fuori davvero: me l’ha puntata alla tempia e mi ha messo la canna in bocca, continuando a dire che avrebbe fatto fuoco”. Non ha sparato ma, secondo Alessia, ha fatto altro. “Mi ha scaraventata addosso al muro, spogliata, toccata, presa a cinghiate, trascinata come un animale ed è arrivato a spezzarmi il braccio. Avevo le mestruazioni: mi ha infilato in bocca un assorbente sporco. Mi ha cosparsa di alcol e si avvicinava con un accendino minacciando di bruciarmi. E’ durata quarantott’ore… alla fine non distinguevo più nemmeno il giorno dalla notte”.

Alessia racconta che la portava davanti allo specchio per costringerla a guardare com’era ridotta. “Ho dovuto inviare messaggi ai miei amici con il mio cellulare per dirgli di lasciarmi perdere, che ero una poco di buono e mille altre cose, come che l’avevo tradito, ma non era vero perché sfortunatamente ero innamorata di una bestia”.

Sei mesi dopo il suo arresto e le indagini della squadra mobile, coordinate dal pm Chiara Capezzuto, lui è ancora ai domiciliari. Al suo avvocato, Remigio Sicilia, risultano messaggi scambiati tra i due fidanzati la stessa notte del 22 maggio. Come se non si trovassero insieme nello stesso posto. Alessia lo esclude: “Impossibile che fossi altrove”.

In aula l’hanno accompagnata il suo avvocato Cipriana Contu e la collega Laura Menghini, costituita parte civile per il centro antiviolenza Erinna. Il processo continua ad aprile.


Condividi la notizia:
20 gennaio, 2016

    • Articoli recenti

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564Informativa GDPR