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Soriano nel Cimino - Estorsione, truffa e stalking: coppia a giudizio - Il racconto del pensionato in aula per tre ore consecutive

“Picchiato e sfruttato, ma la perdonavo sempre…”

di Stefania Moretti
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Django Barberio

Django Barberio

Janina Vasilescu

Janina Vasilescu

Soriano nel Cimino – L’aveva accolta in casa e se n’era innamorato: è stato l’inizio di un incubo.

C.B., settant’anni, parla tre ore in aula da dietro un paravento per non incrociare lo sguardo di lei e del suo compagno storico, che ha denunciato entrambi per estorsione, truffa e stalking.

Si chiamano Django Barberio e Janina Vasilescu, quarantenni. A Soriano nel Cimino, dove Barberio vive da sempre, negli intervalli tra un arresto e l’altro, tutti li conoscono. Specialmente i carabinieri. 

Per il 70enne, parte civile al processo, incontrarli è stato un caso. “Mi chiamarono dalla Caritas per lei – ha raccontato ieri davanti ai giudici -. Nessuno voleva aiutarla a Soriano: io ho detto sì, perché non mi tiro mai indietro per aiutare qualcuno. Cercavo una compagna. Ho trovato una donna che mi ha tradito, picchiato e sfruttato”. Lei si trasferisce da lui in pianta stabile. Lui la riempie di regali, tra cui l’anello della madre. Si scambiano le fedi in un santuario di Marta. Non un vero e proprio matrimonio, ma comunque una promessa: “Io ci credevo”.

Lei si fa mantenere. Gli racconta del suo ex marito in fin di vita. Gli parla anche di Barberio. “Diceva che non sarebbe mai tornata con lui”. Ma Janina passa le notti al telefono con Django, che è agli arresti domiciliari. Per un periodo, racconta al pensionato che Barberio la ricatta per il processo che hanno insieme (nel 2012 vengono arrestati entrambi nella maxioperazione Drago: il processo è ancora in corso): “Django minacciava di raccogliere prove contro di lei, che mi chiedeva dei soldi da portargli per tenerlo buono – continua l’anziano in aula -. Dopo, Janina ha iniziato a dire che dal mio computer aveva preso del materiale compromettente. Per me non era un periodo facile: da venti mesi aspettavo un ordine di carcerazione che sapevo sarebbe arrivato”. C.B. è attualmente in carcere per una vecchia condanna che doveva scontare. Barberio lo sapeva e gli diceva che se per colpa sua e delle sue denunce fosse finito in prigione si sarebbe portato dietro anche la sua testa. O comunque sarebbero stati compagni di cella.

“Lo diceva per intimidirmi e io ero terrorizzato. Te-rro-ri-zza-to”, ripete scandendo le sillabe. Terrorizzato e umiliato. “Mi mandava messaggi in cui mi diceva che Jenny stava con lui, che io ero stupido perché lei mi usava solo per i soldi. Jenny faceva avanti e indietro da casa mia a casa sua. E quando tornava ubriaca, spesso, mi picchiava”.

Il racconto del pensionato va avanti per ore, in un’aula che trabocca di polizia: 12 agenti della penitenziaria per scortare Barberio, Vasilescu e il pensionato dal carcere. Con l’ordine tassativo del tribunale di tenere lontana la vittima dagli imputati.

C.B. parla dei ceffoni a mano aperta sul viso, ricevuti da lei, con il grosso anello che indossava. Parla dell’occhio pesto, delle bruciature di sigaretta, della caldaia del ferro da stiro lanciata in testa, delle “botte in tutti i modi” da Janina, una donna alta e prestante. Botte anche la notte che era andato a prenderla a Roma, svegliato da una sua telefonata. Parla delle minacce di morte di Django e delle continue richieste di denaro di Janina. 50mila euro la somma estorta al pensionato secondo i carabinieri. Lui, al processo, parla di 25mila euro in tutto. Soldi sborsati persino per riparare la macchina di Barberio, danneggiata da Janina.

Gli avvocati della coppia gli chiedono perché non ha chiamato i carabinieri, se non quando è andato a sporgere denuncia in caserma, dal comandante di Soriano Paolo Lonero. “Per me era difficile essere lucido – ha spiegato -. Ero disperato. Impaurito. Senza difese. Ma volevo mantenere una speranza. Trovavo impossibile anche solo che lei potesse trattarmi così dopo che l’avevo accolta in casa come la mia compagna. Le ho sempre creduto e l’ho sempre perdonata. Nonostante tutto”.

Stefania Moretti


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20 gennaio, 2016

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