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Capranica - Infezione dopo l'inseminazione artificiale, ginecologo a processo - Il dramma di una paziente

“Un dolore allucinante e poi il sangue…”

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Una sala operatoria

Una sala operatoria

Capranica – Un’inseminazione artificiale finita male e l’inizio di un incubo: per una 40enne prima una grave infezione, poi l’asportazione di tuba e ovaio. Ginecologo a processo per lesioni colpose.

Il desiderio di avere un bambino ma la difficoltà nel rimare incinta, la scelta di ricorrere alla fecondazione assistita: speranze, sogni e desideri. Poi il baratro, l’inferno e l’inizio di un calvario senza fine.

Nel 2010 Francesca (nome di fantasia) decide di ricorrere all’inseminazione artificiale. Dal 2003, dopo una gravidanza extra uterina e l’asportazione dell’ovaio destro, non riesce a rimanere incinta naturalmente.

Si rivolge a un ginecologo che inizia a seguirla costantemente nel suo ambulatorio di Capranica. Ecografie e dosaggi ormonali. Infine la scelta dell’inseminazione.

Venerdì, in tribunale, Francesca ha ripercorso tra le lacrime quel “maledetto 17 maggio 2011”. Al processo contro il medico per lesioni colpose si è costituita parte civile. In udienza un carabiniere dei Nas dice che “il ginecologo non aveva neppure l’autorizzazione per fare l’inseminazione”. Ma Francesca non lo sapeva: “Ho sentito un dolore allucinante, come un taglio, durante l’intervento. Mi ha detto di non preoccuparmi perché era tutto sotto controllo, ma quando mi sono alzata c’era sangue sul lettino”.

Dal medico arriva un’altra rassicurazione: “E’ normale, domani puoi anche tornare a lavoro”. Il giorno dopo, in ufficio, senso di svenimento, brividi e febbre alta per una settimana. Ma per il ginecologo è tutto normale.

Dopo dieci giorni di sofferenze, il ricovero in ospedale. Setticemia.
“Rimasi al Belcolle per sette settimane. Poi sono stata trasferita in una clinica romana dove mi hanno asportato la tuba e l’ovaio sinistro. E’ lì che ho perso ogni speranza di restare incinta naturalmente”. La voce strozzata dal pianto. Il giudice le chiede se vuole fermarsi. Francesca va avanti: “Ho imparato a convivere con questo dolore, il peggio è passato. Subito dopo l’intervento sono stata in cura per depressione e attacchi di panico”.

A Francesca restano due sole possibilità: l’adozione o l’inseminazione in vitro. La prima non è andata a buon fine. La seconda significherebbe riaprire una ferita ancora troppo fresca.


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29 maggio, 2016

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