Viterbo – (s.m.) – E’ Gianfranco Fiorita l’uomo accusato di aver picchiato, ferito con un coltello e rinchiuso in uno stanzino la compagna.
Per il dentista ex latitante è scattato il divieto di avvicinamento a opera degli agenti della squadra mobile di Viterbo, dopo l’aggressione del 21 maggio scorso. Una lite a coltellate li aveva spediti entrambi al pronto soccorso, ma solo oggi, dopo le indagini della polizia, trapelano nuovi particolari su quella notte.
Ad avere la peggio, la compagna sudamericana di Fiorita, A.V., 34enne: venti giorni di ricovero a Belcolle. Fiorita l’avrebbe picchiata e ferita lanciandole oggetti contro e rompendole un vaso in testa, ma anche provocandole dei tagli all’altezza del petto con un coltello, per poi rinchiuderla in uno stanzino. La sua convivente rimasta per ore lì dentro – non ha saputo dire quante agli agenti -, prima di riuscire a liberarsi e a chiedere aiuto a una vicina di casa. Voleva solo garze e alcol per medicarsi. Quando l’ha vista in quello stato, la donna ha chiamato il 118 che ha allertato la polizia.
Fiorita avrebbe detto di essere intervenuto per salvare la compagna da un tentativo di suicidio: A.V., secondo l’ex dentista del Pilastro, avrebbe voluto buttarsi dal quarto piano. Nella colluttazione sarebbero rimasti feriti entrambi. Una versione che non collimerebbe né con le dichiarazioni della compagna, né con i rilievi della polizia scientifica. Quindi, il provvedimento dell’autorità giudiziaria, dopo l’informativa in procura della squadra mobile: Fiorita, indagato per lesioni aggravate, minacce e sequestro di persona, dovrà stare lontano dalla sua donna. Una misura cautelare voluta dal pm Chiara Capezzuto e disposta dal gip Francesco Rigato che, se non rispettata, potrebbe aggravarsi fino a costargli la libertà. La difesa del dentista, avvocato Roberto Alabiso, non condivide: “Aspettiamo di poterci difendere all’interrogatorio davanti al gip”.
E così, nuovi guai per il dentista finito ‘agli onori’ della cronaca nel 2010, dopo la sua fuga in Paraguay. La procura lo accusa di essere scappato con 660mila euro. Soldi dei soci. Dei clienti lasciati con i lavori a metà e a pagare le rate dei prestiti accesi alle finanziarie. Degli stagisti che erano pronti a partire con lui il 14 ottobre 2010 per un tirocinio in Sudamerica. Ma Fiorita se ne andò da solo, lasciando i tirocinanti ad aspettarlo invano in aeroporto.
A Fiumicino tornò accompagnato dalla squadra mobile quattro anni più tardi, il primo settembre 2014, in arresto per appropriazione indebita aggravata. Il processo, con qualcosa come 49 parti civili pronte a chiedergli i danni, è ricominciato da capo dopo il cambio di giudice.
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