Acquapendente – Scappò di casa con i figli per lasciarsi l’inferno alle spalle. Solo allora l’incubo è finito per una donna di Acquapendente, presunta vittima di maltrattamenti da parte del marito.
Lui, 66enne, andrà a processo a febbraio. Il gup del tribunale di Viterbo Savina Poli lo ha rinviato a giudizio ieri, dopo aver ascoltato le conclusioni di pm, parte civile (avvocato Angelo Di Silvio) e difesa (avvocato Vincenzo Dionisi).
Per cinque anni, dal 2004 al 2009, la donna avrebbe sopportato gli eccessi del marito tra offese, umiliazioni, aggressioni e dispetti tanto per renderle la vita impossibile, dai servizi di piatti fracassati al ferro da stiro nascosto. Non solo: stando alle indagini e alle denunce sporte dalla signora, il marito le impediva di avvicinarsi al letto matrimoniale, costringendola a dormire per terra. Botte e insulti a completare il quadro. Quando le strinse una cintura al collo, intimandole di andarsene, lei non se lo fece ripetere. Prese i figli, i bagagli e chiese ospitalità a una cooperativa sociale, avviando le pratiche per la separazione. Da almeno sette anni, ormai, non mette piede in quella che una volta era casa sua.
Per la difesa, quanto raccontato dalla donna è tutto da dimostrare: lui è incensurato e cardiopatico. Non ci sarebbero certificati medici a confermare le aggressioni all’ormai ex moglie. Lei se ne sarebbe andata da sola e la prima denuncia risale al 2014. A cinque anni dagli ultimi episodi e a dieci dai primi.
Oltre all’accusa di maltrattamenti in famiglia, l’uomo risponderà anche del mancato pagamento degli alimenti. Il processo a febbraio.
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