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Viterbo - Trascinati in tribunale dal figlio di una paziente morta

Nessuna diffamazione, assolti Cerimele e De Simoni

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Marina Cerimele, direttore sanitario della Ausl di Viterbo

Marina Cerimele, direttore sanitario della Ausl di Viterbo

Viterbo – Non diffamarono il figlio di una paziente. Assolti Marina Cerimele e Massimo De Simoni perché il fatto non sussiste. L’ex direttore sanitario della Asl, Cerimele, e il direttore del distretto Vt 4, De Simoni, erano accusati di aver leso la reputazione del figlio di una paziente morta nell’estate 2012. Rinviati a giudizio per diffamazione, entrambi sono stati assolti il 9 novembre dal giudice di pace Elvira Basile Giannini del tribunale penale di Roma. Il processo era iniziato il 13 maggio 2015.

L’accusa era di aver diffamato Giorgio Bernardi, 64enne romano, figlio di un’anziana morta nell’estate del 2012 per la letale infezione partita da una piaga da decubito. La procura, inizialmente, aveva iscritto nel registro degli indagati un medico di base di Bassano Romano, per omicidio colposo e omissione in atti d’ufficio. Alla richiesta di archiviazione del pm Fabrizio Tucci, titolare del fascicolo, Bernardi si è opposto. E, nel frattempo, sempre nell’ambito della vicenda che ha riguardato le cure a sua madre, ha denunciato Cerimele e De Simoni.

All’indomani della morte della madre, il 64enne si rivolse a un medico legale e inviò un esposto alla vigilanza della regione Lazio, chiedendo un’ispezione alla Asl di Viterbo, per fare chiarezza. La Regione Lazio chiese alla Asl di Viterbo una relazione sull’accaduto. L’azienda sanitaria rispose trasmettendo alla regione degli scritti a firma Cerimele e De Simoni. Oggetto della querela di Bernardi.

Nella relazione, firmata da De Simone e inviata da Cerimele a due dirigenti regionali, era scritto che Bernardi non era presente agli incontri con gli infermieri e non si dimostrava disponibile a colloqui con loro. In poche parole, stando anche a quanto riportato nel decreto di citazione a giudizio, la reputazione di Bernardi sarebbe stata lesa affermando di essersi disinteressato delle sorti della madre… disertando gli appuntamenti che gli avevano dato i medici dell’Adi (Assistenza domiciliare integrata, ndr)… e di aver compromesso il rapporto di fiducia tra il medico di base e la signora.

Per il giudice di pace di Roma “il contenuto della lettera inviato alla Asl su richiesta dei superiori del De Simoni non ha alcun contenuto diffamatorio, né appare che lo stesso abbia inteso giudicare il comportamento del Bernaschi. Il De Simoni ha inteso relazionare i suoi superiori sulle attività dell’assistenza domiciliare, controllando che i medici a lui sottoposti avessero prestato le cure necessarie documentate anche dalla cartella clinica attestante giorno per giorno, almeno nell’ultimo periodo, tutti gli interventi prestati alla signora”. 

Nessuna diffamazione, dunque. Per questo Marina Cerimele e Massimo De Simoni sono stati assolti. 

 


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30 dicembre, 2016

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