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Viterbo - La segretaria dello Spi Cgil Miranda Perinelli interviene dopo l’allarme lanciato dal centro antiviolenza

“Chiusura Erinna, urgente un incontro in comune”

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Miranda Perinelli (Cgil)

Miranda Perinelli (Cgil)

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Il centro antiviolenza va istituzionalizzato come servizio pubblico sociosanitario. Non bastano gli sportelli della Asl nei consultori o al pronto soccorso.

Trattandosi anche di un problema culturale, è una battaglia lunga da combattere. Nel frattempo alle donne chi ci pensa? Nell’emergenza servono strutture capaci di proteggere le vittime di violenza e i loro figli.

Dovrebbe essere lo Stato a farsi carico del fenomeno e combatterlo in maniera strutturata, non bastano i consultori e gli sportelli. Questi centri vanno tutelati nei fatti, non solo a parole: non serve che i rappresentanti delle istituzioni, dopo ogni femminicidio, si battano il petto e riempiano la bocca di belle parole se poi nei fatti non fanno abbastanza perché questi episodi non si ripetano.

Il punto è che le strutture per ottenere le convenzioni con le istituzioni devono rispettare requisiti molto rigidi ma che, soprattutto, comportano la disponibilità di ingenti fondi. Eppure, gli enti come i comuni o le province questi soldi non ce li hanno, mentre la regione li stanzia in maniera insufficienti.

Il bando pubblicato proprio dalla regione a novembre e in scadenza a febbraio è rivolto ai comuni e stanzia 66mila annui per un centro antiviolenza e 170mila per le case rifugio. Tra affitti, utenze, professionisti e quanto necessario per assistere le vittime e i loro figli questi stanziamenti non bastano. E il risultato è che le donne rimangono sole.

Chiediamo un incontro urgente al comune di Viterbo su cui la struttura insiste. Vogliamo incontrare il sindaco ma soprattutto le donne in giunta e tutte le consigliere comunali per capire che possibilità ci sono per scongiurare che il centro antiviolenza del capoluogo chiuda.

Miranda Perinelli
Segretaria dello Spi Cgil


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24 gennaio, 2017

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