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Vetralla - Ventenne accusato di stalking da una 15enne - Ieri la vittima ha testimoniato davanti al giudice

“Dai petali di rosa alla minaccia delle bombe sotto casa”

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Un'aula del tribunale

Un’aula del tribunale

Vetralla – Dai petali di rosa sullo zerbino alle minacce di metterle una bomba sotto casa per ammazzarla assieme al padre, alla madre e alla sorella. “Se non esci con me e lasci stare i compiti, ammazzo te e tutta la tua famiglia”, così avrebbe parlato a una ragazzina minorenne un ventenne di Vetralla. E’ finito sotto processo con l’accusa di stalking, per avere perseguitato per mesi una quindicenne di Vetralla. Una minorenne, di cui si era invaghito durante l’estate, quando lui ventenne e la ragazzina adolescente frequentavano la stessa comitiva di amici. “Pensava che fossi la sua fidanzata, invece io non me lo filavo proprio”, ha raccontato in aula la presunta vittima, oggi 19enne.

La denuncia risale alla fine del 2013. Il processo è entrato nel vivo ieri, davanti al giudice Silvia Mattei. 

Mesi di persecuzioni. “Mi seguiva per strada, sul pullman quando venivo a scuola Viterbo, mi aspettava all’uscita e se stavo con un compagno di scuola mi faceva una scenata, si metteva davanti se stavo su una panchina a Pratogiardino o ai giardinetti di Cura – ha raccontato la giovane, parte civile con l’avvocato Stefania Sensini –  mi telefonava a tutte le ore, mi mandava messaggi in cui mi intimava di rispondergli sennò mi ammazzava con tutta la famiglia. Una volta mi ha presa alle spalle in un parcheggio e spintonata. Un’altra mi ha minacciata di mettere le bombe sotto casa. Diceva sempre che mi ammazzava, che avrebbe ammazzato tutti”. 

Un brutta storia che ha coinvolto anche i genitori dei ragazzi, arrivati a querelarsi reciprocamente. “Dava il tormento a mia figlia che era minorenne – ha confermato in aula la madre della vittima, anch’essa testimone – dai petali di rosa sullo zerbino a quando ha scritto il suo cognome seguito dalla parola zoccola su un muro del paese”. Fra due settimane parola all’imputato e sentenza. 

 


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4 febbraio, 2017

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