Viterbo – Mecenate e collezionista viterbese finisce a processo per ricettazione per avere comprato una stampa antica da un commerciante di scarpe che conosceva la sua passione. Sarebbe stata rubata dall’archivio del Fondo notai della Reverenda camera apostolica.
Si tratta di M.V., originario di Celleno, conosciuto per avere donato una sontuosa raccolta di duemila stampe e tremila libri dal 1500 ai giorni nostri al Comune di Soriano. Beni assicurati per oltre 300mila euro.
Era il 2007. “Sono passati ormai dieci anni dall’acquisto della stampa incriminata e il processo è ancora in corso”, lo sfogo dello stesso imputato, alle prese con mille iniziative culturali. La settimana scorsa, per la prima volta, ha potuto fornire la sua versione al giudice Rita Cialoni. A denunciarlo è stato un esperto d’arte cui si era rivolto per un consulto: “Sapevo che la stampa doveva rappresentare un centro della Tuscia, ma non capivo quale. Allora un amico mi ha messo in contatto con un noto professore, che ha subito riconosciuto nella piantina la Rocca dei Borgia di Nepi. Poi ho saputo che mi ha denunciato”.
Lo stesso esperto avrebbe segnalato la “scoperta” al Fondo notai della Reverenda camera apostolica. “In archivio ho trovato il volume del Seicento da cui la stampa era stata asportata, ma è impossibile sapere quando”, ha spiegato l’ex responsabile. Al collezionista, dieci anni fa, furono sequestrati anche 30 “reperti d’antiquariato”, dati in custodia al museo nazionale etrusco della Rocca d’Albornoz. “Oggetti che erano tranquillamente esposti in casa da anni”, ci tiene a dire.
Secondo l’archeologa che ha valutato i pezzi: “Sono fuori contesto. Non classificabili in classe di lusso. Di valore storico pari a zero. Ci sono dei coperchi di coccio usati dai tempi degli etruschi fino al dopoguerra, assolutamente indatabili. Poi dei pezzi di anfore etrusche del VII-VI secolo avanti Cristo e dei pezzi di marmo. Ma sono rabberciati alla meglio, con gesso e materiali da costruzione, presumibilmente oltre 40 anni fa, rimessi insieme in casa, un pastiche”.
Quello che conta per l’imputato è la donazione. “Una collezione unica – ha detto anche al giudice Cialoni – consistente in un notevole quantitativo di carte geografiche antiche, stampe e libri, ospitata come fondo unico e indivisibile presso le scuderie del Palazzo Chigi Albani nei locali denominati Centro Documentale Tusciae Res. La collezione è un unicum di per sé e costituisce un monumento alla storia, alla vita, alla cultura del territorio della Tuscia”.
Sentenza rinviata al 13 novembre.
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