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Tribunale - Al rush finale il processo alla donna, imputata di tentata estorsione - L'accusa ha chiesto un anno, la difesa dice che è lei la vera vittima

Ottantenne non paga la “escort”, lei lo minaccia con la pistola

Vetralla

Vetralla

Vetralla – Vedovo ottantenne aggancia in un bar una divorziata polacca cinquantenne e la invita a casa. Lei pensa a una proposta di lavoro, lui a fare sesso.

Fatto sta che la donna, escort improvvisata per sbarcare il lunario, si sarebbe prestata a un rapporto orale sperando di ricavarci qualche soldo. Il pensionato, invece, deluso dalla prestazione, si sarebbe rifiutato di farle il “regalino” che le aveva promesso.

La polacca però non si sarebbe arresa tanto facilmente e gli avrebbe fatto la posta in pieno centro per farsi dare il dovuto, minacciandolo con una pistola giocattolo. E’ finita con la donna a processo per lesioni e tentata estorsione.

Ma lei sostiene da sempre di essere la vera vittima. 

I fatti risalgono al gennaio 2011. Ci sono voluti oltre sei anni per arrivare alla discussione, col pm che ieri ha chiesto una condanna a un anno e 300 euro di multa e il difensore Franco Taurchini che si è fatto in quattro per dimostrare che, semmai c’è stato qualcosa da parte della polacca, è stato un tentato esercizio arbitrario delle proprie ragioni.

“Anzi – ha aggiunto –  visto il comportamento di quel ‘galantuomo’, per me ci starebbe l’induzione alla prostituzione, dal momento che la presunta vittima sapeva benissimo delle difficoltà economiche dell’imputata e ne ha approfittato per prospettarle denaro se lei lo avesse accontentato sessualmente”. 

Durante il processo l’arzillo ottantenne ha fornito la sua versione. “Quando l’ho vista nuda e non era come speravo, mi è calato il desiderio”, ha detto, negando di averle mai promesso soldi. Incalzato dal difensore Franco Taurchini, ha però ammesso: “Volevo portarla a letto, ma pensavo fosse una “donna di compagnia”, non una prostituta”. 

7 luglio, 2017

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