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Tribunale - Avrebbe fatto favori a un detenuto per associazione di stampo mafioso e ha patteggiato la pena - Coindagati la moglie e il fratello del presunto boss

Agente penitenziario corrotto in vacanza gratis nell’hotel della ‘ndrangheta

di Silvana Cortignani

Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Viterbo – Agente penitenziario corrotto in vacanza gratis nell’hotel extralusso della ‘ndrangheta. In cambio di favori a un detenuto in regime di alta sicurezza, Vincenzo Costa, a Mammagialla per vari reati aggravati dall’associazione di stampo mafioso, recluso nel supercarcere di Viterbo tra il 2007 e il 2011, quando ha ottenuto i domiciliari.

Ai familiari del detenuto – secondo l’accusa nell’orbita della criminalità calabrese, in particolare del clan dei Forastefano – l’agente avrebbe concesso una pioggia di permessi per i colloqui. Oltretutto di durata doppia rispetto a quella consentita, in barba alle disposizioni del gip di Catanzaro che aveva stabilito precise restrizioni. 

Un’anomalia che non è sfuggita ai colleghi della polizia penitenziaria, che in breve hanno trovato le prove della corruzione. L’agente, le cui iniziali sono E.M., definito dai colleghi “alter ego del direttore del carcere all’ufficio rilascio permessi”, è stato denunciato e ha patteggiato davanti al gup una condanna sotto i due anni, beneficiando così della sospensione della pena.

E’ invece entrato nel vivo ieri davanti al collegio il processo per corruzione ai due coindagati, entrambi esponenti della famiglia Costa, famiglia cui nel 2008 sono stati sequestrati beni per 30 milioni per i presunti legami con la cosca. A giudizio davanti al tribunale di Viterbo, la moglie e il fratello del detenuto, Giuditta Bloise e Augusto Costa, che durante l’estate 2010 hanno ospitato per ben due volte gratis l’agente presso il Motel Sybaris da loro gestito.

Una struttura alberghiera all’epoca sotto sequestro in quanto ritenuta sede dei traffici della famiglia Costa, quindi confiscata ad uso sociale e restituita lo scorso marzo ad Augusto Costa, ma rimasta nella disponibilità dell’Agenzia dei beni confiscati in quanto già acquisita al patrimonio dello Stato e trasformata a luglio, tra mille polemiche, in alloggio per minori non accompagnati sbarcati sulle coste italiane.

Nell’hotel di lusso della cosca, situato a Cassano allo Ionio, in provincia di Cosenza, l’agente corrotto, residente in un centro dei Cimini, avrebbe soggiornato dal 21 al 25 giugno 2010 e poi ancora dal 28 agosto al 6 settembre 2010, assieme alla moglie, alla figlia e a una coppia di amici (un artigiano che in cambio gli avrebbe fatto dei lavori gratis in casa e la consorte). 

Vacanze all’insegna dello sfarzo, immortalate in una lunga serie di scatti fotografici, conservati sul computer e in una pen drive sequestrati in casa dell’agente. Nelle foto, la comitiva, giunta sulle rive dello Ionio dal Viterbese, viene ripresa in diverse occasioni conviviali con i componenti del clan. Una volta durante un fastoso banchetto a base di pesce, anch’esso finito tra le prove. Per evitare che qualcuno si mettesse sulle sue tracce, l’agente sarebbe partito alla volta della Calabria con la sim card del cellulare del fratello, deceduto l’anno prima, intestata alla ragazza di quest’ultimo.

Ieri in aula, davanti al pubblico ministero Fabrizio Tucci, hanno ricostruito la vicenda tre degli agenti che hanno condotto le indagini. Pesanti le accuse. “Concedeva due ore di colloquio coi familiari invece di una, senza annotazione, così da non lasciare traccia”, hanno spiegato i testimoni.

E poi, ancora: “Permise un colloquio con quattro familiari invece che tre, in contemporanea invece che con l’alternanza”, “Gli erano stati concessi dal gip di Catanzaro solo quattro colloqui l’anno, più altri due per via dei figli minori, invece tra maggio e dicembre 2010 ne ha fatti tanti di più”, “Ha spacciato per un’altra persona un familiare non autorizzato, per fargli avere il permesso di colloquio”, “Ha tentato di sapere dai colleghi il giorno esatto della traduzione a Belcolle di Vincenzo Costa per una visita, un dato assolutamente riservato per i detenuti del circuito dell’alta sicurezza”, “Ha cercato di fargli assegnare una stanza riservata per il colloquio con la madre”. 

Costa non sarebbe stato l’unico recluso a beneficiare dei favori dell’agente corrotto. “Alla vigilia di Natale, il 23 dicembre 2010 – ha raccontato un poliziotto – ha fatto uscire un detenuto semilibero, cosa assurda, assolutamente vietata, cui aveva dato le chiavi della sua macchina, parcheggiata fuori del carcere, nei posti per i dipendenti, affinché caricasse a bordo delle regalie da parte di familiari, che teneva dalla mattina sopra l’armadietto, tra cui un paio di dolci e una pastiera napoletana”. 

Il processo riprenderà il 23 gennaio. 

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

13 settembre, 2017

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