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Il video dell'incendio in una segheria di Vetralla - Ex operaio a processo - L'avvocato Samuele De Santis: "L'uomo in quel filmato non è il mio assistito"

La benzina e poi il fuoco…

 

Vetralla - Incendio in una segheria - Il piromane in azione

Vetralla – Incendio in una segheria – Il piromane in azione

Vetralla - Incendio in una segheria

Vetralla – Incendio in una segheria

L'avvocato Samuele De Santis

L’avvocato Samuele De Santis

Vetralla – Sono le 22,17 del 21 febbraio 2013. Piove. Le telecamere di videosorveglianza di una segheria a Vetralla inquadrano un uomo avvicinarsi al portone d’ingresso e a un bancale. Li cosparge di liquido infiammabile, e si allontana. Un ultimo sguardo indietro, e se ne va. In mano ha due taniche di benzina. Ben visibili.

Al legno non servono neppure due minuti per iniziare a prender fuoco, e una nuvola di fumo si alza in cielo. Avrebbe scongiurato il peggio il solo tempestivo intervento dei vigili del fuoco, allertati da un operaio dell’azienda accanto alla segheria: “Ho prima sentito un forte odore di bruciato, poi ho alzato gli occhi e ho visto un intenso fumo levarsi in aria. Così ho digitato il 115 e il 112, e ho chiesto aiuto”.

Intervengono anche i carabinieri. Non ci sono dubbi: l’incendio è doloso. I vigili del fuoco avrebbero “trovato tre focolai in tre punti diversi e rinvenuto delle macchie da liquido infiammabile oleoso, quale gasolio o simili”.

Per gli investigatori, l’uomo nel video – o meglio, quella sagoma d’uomo – è quantomeno simile ad A.R., un ex operaio della segheria che non ha chiuso nel migliore dei modi il rapporto di lavoro con i suoi datori. Una spalla più alta dell’altra, la forma del cranio e l’andatura zoppicante dell’individuo nel filmato, lo ricondurrebbero al 66enne di Vejano. E così i carabinieri, delegati dalla pm Paola Conti, setacciano il suo appartamento in cerca di taniche di benzina e dei vestiti indossati quella notte. Ma non trovano nulla.

Nonostante tutto, A.R. è stato prima indagato e poi rinviato a giudizio per tentato incendio. In un’udienza del processo, il titolare della segheria ha riferito al giudice Giacomo Autizi che “l’uomo nel video, pur non vedendosi il viso, non può che essere l’imputato: lo riconosco dalla camminata e dalla corporatura”. Ma per l’avvocato Samuele De Santis, difensore del 66enne, quel filmato, che ha mostrato anche in aula, non è attendibile: “E’ stato portato da un tecnico, manomesso e poi consegnato ai carabinieri. Forma del cranio, andatura zoppicante, spalla più alta e spalla più basta. E’ impossibile vedere tutto ciò da quel video che, dopo averlo visionato in aula, ha fatto apparire chiaro, come già lo era quattro anni fa, che questa imputazione oltre a essere fantasiosa è di certo calunniosa. Attendiamo lo svolgimento della restante istruttoria per ristabilire la verità e ridare dignità al mio assistito”.

13 settembre, 2017

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