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Lettere al direttore - La politica delle piazze vuote... - Scrivono il sociologo Francesco Mattioli e Mauro Arena

“Riempire le piazze non basta…” – “Copiamo anche da Terni…”

Il mercato a piazza del Gesù - Foto collezione Silvio Cappelli

Il mercato a piazza del Gesù – Foto collezione Silvio Cappelli

 

Il mercato a piazza Fontana grande - Foto collezione Silvio Cappelli

Il mercato a piazza Fontana grande – Foto collezione Silvio Cappelli

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Caro direttore,

le tue valutazioni sulle piazze semideserte di Viterbo sono condivisibili, anche se sai benissimo che c’è piazza e piazza, che c’è progetto e progetto, iniziativa e iniziativa, che le vacche dello sviluppo economico e culturale di una città non sono tutte nere. Tuttavia, vorrei toccare un altro argomento, che il tuo quotidiano ha messo lodevolmente sotto gli occhi dei suoi lettori, e  che sembra paradossalmente fare da pendant con il tema.

Mi chiedo se una città, una cittadinanza, o meglio una comunità civile, tolleri che nei suoi confini possano sopravvivere casi come quello del clochard rumeno – tra l’altro non l’unico – che rappresentano un penoso degrado della convivenza e della dignità umana. Ritengo che ben prima di un appuntamento culturale, di una manutenzione stradale, di una politica di valorizzazione urbana o di una sponsorizzazione, una città debba offrire condizioni di vita dignitose ai suoi cittadini e ai suoi ospiti, quali che essi siano e quali che siano le vicende che li riguardano. Ovviamente, con regole ben precise, certe. Ma senza che una logica meramente burocratica permetta che accanto a noi vivano persone che neppure i cani randagi…

Un caro saluto,
Francesco Mattioli


Ottimo l’articolo sulle piazze vuote. Del tutto condivisibile. All’elenco delle città limitrofe aggiungerei Terni, dove il centro e il corso vecchio sono stati completamente bonificati e pullulano di persone, negozi e locali. Non è lontano: conviene visitarlo e imparare.

Saluti,
Mauro Arena


Caro Mattioli,

le piazze, tu mi insegni, servono a far incontrare i cittadini per mille motivi diversi. Usarle per parcheggio o desertificarle vuol dire non avere un minimo di idea su cosa è una città e su come dovrebbe essere. Per quanto riguarda gli altri problemi che ricordi e che, in pratica, siamo gli unici a indicare quotidianamente, va detto che non c’è un prima e un dopo, né una gerarchia. Anzi penso che solo rimettendo in moto l’economia cittadina partendo dai centri storici si possa risolverli. Centri storici con grandi potenzialità, ma che noi abbiamo ridotto a periferie degradate. 

Carlo Galeotti


Signor Arena,

ha perfettamente ragione l’esempio di Terni è probabilmente il più calzante. Con un centro storico neppure minimamente paragonabile a Viterbo, Terni ha riempito le sue piazze mettendo in campo un progetto attrattivo, che fa dire anche ai nostri ragazzi e non solo: “Facciamo un salto a Terni questa sera!”. Certi che un modo per passare la serata ci sarà, magari intelligente. Non accade così a Viterbo. E tenga conto che stiamo parlando di interventi a dir poco semplici, ma che hanno dietro un’idea di città.

Carlo Galeotti

12 settembre, 2017

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