__

    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Tribunale - Parla il professore accusato di avere dato un cazzotto a un netturbino al semaforo

“Brutto vecchiaccio, ‘ndo cazzo vai, vatti a mettere il pannolone”

Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Viterbo – E’ entrato nel vivo ieri il processo bis per ingiurie e lesioni al professore viterbese che il 22 aprile 2010 avrebbe preso a cazzotti, per motivi di viabilità, un netturbino al semaforo tra via Isonzo e viale IV Novembre. 

In aula entrambi i contendenti. “Mi ha dato un pugno solo perché gli ho suonato il clacson”, la versione dell’addetto alla raccolta dei rifiuti che, alla guida del camion alle 8 del mattino, avrebbe suonato alla Smart nera del professore quando è scattato il verde.

Il giudice di pace aveva assolto il docente per insufficienza di prove, ma contro la sentenza il 20 settembre il difensore di parte civile del netturbino ha fatto appello e adesso il caso è approdato davanti al giudice penale Silvia Mattei. 

“Lui è sceso – ha spiegato il netturbino – urlando ‘testa di cazzo, bastardo, figlio di puttana’. Allora sono sceso anche io e mi ha dato un cazzotto sullo zigomo destro ed è ripartito. Ho preso la targa, poi un collega mi ha dato un passaggio a Belcolle”. 

“Io non sono sceso dalla macchina – la versione del professore – è stato il netturbino che è sceso dal camion, ha spalancato il mio sportello e mi ha tirato fuori a forza dalla vettura, urlando ‘brutto vecchiaccio, ‘ndo cazzo vai, vatti a mettere i pannoloni’. Ho soltanto reagito alla sua aggressione. Forse ho esagerato con gli insulti, ma non l’ho toccato”. 

Una figura barbina, secondo il docente: “La notizia è arrivata a scuola prima di me, quando sono entrato si era già risaputo, non è stato edificante. Mi hanno visto gli alunni e anche i loro genitori. Ora sono in pensione, ma all’epoca stavo correndo a scuola. Mancavano sette minuti alle otto e alle otto in punto dovevo essere all’interno dell’istituto”. 

Tra i due l’animosità è ancora palpabile. Dopo avere ascoltato entrambi e anche l’unico testimone, un collega del netturbino, il giudice ha rinviato al 22 ottobre per la sentenza. 

12 ottobre, 2017

Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564