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Vetralla - Parla un vicino di casa dell'agente e dell'inquilino che gli ha sfilato la Beretta d'ordinanza durante una lite condominiale - Entrambi sono finiti sotto processo

“Il poliziotto era ferito a terra, col caricatore in mano e la pistola poco lontano”

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Vetralla

Vetralla

Vetralla – Scene da far west a Vetralla, dove un trentenne d’origine albanese disarma un poliziotto quarantenne, lo colpisce col calcio della pistola d’ordinanza, gli spezza una gamba e scappa con l’arma. Per quella ennesima lite condominiale, che ha rischiato di finire in tragedia, sono finiti entrambi sotto processo. Accusati, a vario titolo, di ingiurie, minacce e lesioni personali aggravate.

I fatti risalgono al primo giugno 2012. Venerdì, davanti al giudice Silvia Mattei, un vicino ha ricostruito l’accaduto: “Erano circa le 7,30 quando per le scale si è sentita una grande concitazione. Grida, urla, pianti di bambini. Mi sono precipitato di sotto, senza infilare nemmeno le scarpe. Su una rampa ho visto appoggiato un cinturone con una fondina. Sul portone ho trovato il poliziotto sdraiato per terra con la gamba rotta, che gridava per il dolore. Poco lontano i colpi di una 9 millimetri, la pistola per terra, sangue. Il poliziotto aveva il caricatore in mano, mentre l’albanese era più distante”.

La lite condominiale è finita per entrambi al pronto soccorso. L’albanese, che deve rispondere anche di minaccia aggravata per avere sfilato la pistola d’ordinanza al poliziotto, se l’è cavata con cinque giorni di prognosi. Il poliziotto ne ha avuto per oltre un mese, ma anche lui è accusato di lesioni per avere a sua volta picchiato il vicino di casa. 

“Frocetto, frocio, sei diventato frocio”, avrebbe gridato il trentenne, insultando il poliziotto. Poi gli avrebbe sfilato  dalla fondina la pistola Beretta d’ordinanza e, sventolandogliela sul viso, lo avrebbe minacciato: “Ti ammazzo, ti ammazzo”. Quindi lo avrebbe colpito in testa con il calcio della pistola e gli avrebbe preso a calci la gamba, spezzandogli tibia e perone. 

Il processo va avanti da anni. Il 20 novembre 2015, il giudice Mattei ha ascoltato la versione di due passanti.  Un uomo, che avrebbe visto il trentenne albanese correre con la pistola in mano, gridare aiuto e accasciarsi a terra davanti a lui, che gli tolse l’arma. E una nonna che portava la nipotina a prendere il pullman e avrebbe assistito alla scena dell’uomo che correva, impugnando la pistola.

Gli imputati sono difesi dagli avvocati Giacomo Barelli e Paolo Delle Monache. Per la sentenza c’è da aspettare. Si torna in aula il 4 luglio. 

15 ottobre, 2017

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