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Viterbo - La vittima nel frattempo ha perdonato il figlio - Inizialmente arrestato per tentato omicidio, l'uomo è sotto processo per lesioni gravissime

Dà fuoco alla madre, chiede di patteggiare tre anni

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Il pm Massimiliano Siddi

Il pm Massimiliano Siddi – Titolare dell’inchiesta a carico del 43enne

 

L'avvocato Marco Valerio Mazzatosta

L’avvocato Marco Valerio Mazzatosta – Ha chiesto di patteggiare tre anni

Viterbo – Picchia la madre e tenta di darle fuoco. Ma lei lo perdona. E il figlio, in apertura del processo, chiede di patteggiare tre anni.

E’ il viterbese di 43 anni, ai domiciliari da novembre dell’anno scorso, quando fu arrestato dalla polizia, intervenuta in una via del centro dove era stata segnalata una persona a terra, una donna ultraottantenne con il femore fratturato dalla cui abitazione, poco prima, erano state sentite le sue grida. 

Il 43enne, pluripregiudicato, con a carico diversi precedenti per reati contro la persona, alla luce degli inconfutabili indizi, è finito in carcere per minacce aggravate e tentato omicidio. Reato, quest’ultimo, poi riqualificato in lesioni gravissime, in quanto la vittima non avrebbe mai rischiato la vita, da cui la richiesta di patteggiamento.

Patteggiamento che, a sorpresa, a fine giugno non è stato accordato dal gup Francesco Rigato, per dei vizi di forma, nonostante il via libera del pm Massimiliano Siddi. Da qui la nuova richiesta avanzata ieri dal difensore Marco Valerio Mazzatosta al collegio, che si è riservato fino all’udienza del 12 dicembre, per quantificare correttamente la pena che, nel caso di ricorso a questo tipo di rito alternativo, va scontata di un terzo rispetto alla eventuale condanna col rito ordinario. 

La vittima, che ha 83 anni, nel frattempo si è ripresa, avrebbe perdonato il figlio e gli pagherebbe anche l’affitto della casa dove l’uomo sta scontando i domiciliari, dal momento che alla coppia, in seguito alla tragedia sfiorata, è stata vietata la convivenza. La notte del 14 novembre 2016, la donna fu portata d’urgenza a Belcolle, facendo temere, vista anche l’età avanzata, per la sua vita. 

Nell’appartamento che all’epoca condivideva col figlio furono trovati, a terra, frammenti di vetro e macchie di sangue. Vicino alla camera dell’anziana, invasa da un forte odore di alcol, due bottiglie: una vuota contenente all’origine diluente nitro, una di alcool etilico e alcuni fiammiferi, diversi dei quali usati. Il figlio avrebbe prima picchiato la madre, poi le avrebbe versato il diluente sul corpo, provando a incendiarla. 

Silvana Cortignani


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22 novembre, 2017

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