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Cassazione - Il 41enne ne aveva chiesti oltre 240mila, opponendosi alla decurtazione di un terzo della corte d'appello

Anarco-insurrezionalisti, a David Santini 84mila euro per ingiusta detenzione

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La suprema corte di Cassazione

La suprema corte di Cassazione

Viterbo – (sil.co.) – Anarco-insurrezionalisti viterbesi, a David Santini ottantaquattromila euro per ingiusta detenzione. Ne aveva chiesti 244.250, decurtati poi dalla corte d’appello, su ricorso dell’avvocatura di stato nell’interesse del ministero dell’economia e delle finanze. 

Somma diventata definitiva adesso che la cassazione ha bocciato il ricorso del 41enne viterbese contro l’ordinanza del 30 giugno 2016, con la quale i giudici distrettuali gli hanno riconosciuto un indennizzo per ingiusta detenzione ridotto di un terzo, pari per l’esattezza a 84.437,88 euro. 

Gli ermellini, in sostanza, danno ragione alla corte d’appello secondo cui Santini, accusato di associazione sovversiva e poi prosciolto in via definitiva, ha avuto “un comportamento causalmente concorrente nella adozione della misura custodiale”, tale da incidere sulla quantificazione dell’indennizzo, determinandone la riduzione di un terzo.

Il 44enne, figlio di genitori italiani ma nato a Karlsruhe in Germania, è stato assolto per gli attentati di matrice anarco-insurrezionalista avvenuti a Roma e Viterbo tra il 2003 e il 2004. Secondo l’accusa avrebbe fatto parte del gruppo anarco-insurrezionalsita responsabile di una serie attentati, tra cui quello con il pacco bomba recapitato alla stazione dei carabinieri di viale Libia a Roma il 4 novembre 2003, in cui rimase gravemente ferito ad una mano il maresciallo Stefano Sindona. E poi degli ordigni piazzati davanti alla questura e al tribunale di Viterbo nel gennaio 2004.

Il comportamento colposo di Santini è stato individuato nell’avere omesso di rendere immediatamente noti all’autorità giudiziaria gli elementi determinanti a sua discolpa “nonostante la manifestata adesione alla diffusione di attacchi agli organi dello stato e la costante frequentazione di persone con ideologie e propensioni del tutto analoghe rendesse prevedibile che egli venisse individuato come concorrente nei reati di matrice insurrezionalistica”.

Santini ha chiesto l’annullamento dell’ordinanza, perché al momento dell’adozione del provvedimento cautelare “gli inquirenti erano già a conoscenza della versione alternativa che il ricorrente avrebbe dovuto fornire nell’immediatezza dei fatti, tanto che il pm ne sostenne la falsità”. La corte d’appello non avrebbe inoltre considerato le ulteriori conseguenze della detenzione, quali l’eco ed il clamore mediatico creatosi e persistito dopo l’arresto del Santini, nonché le conseguenze personali e familiari connesse ad un arresto avvenuto in giovane età (26 anni), causa della interruzione di ogni attività in essere.

La corte d’appello ha posto in evidenza come, negli anni Novanta, Santini avesse dato vita ad un sodalizio di matrice anarchico-insurrezionalista, poi aggregatosi a quello di Viterbo; come di tale più ampio gruppo fosse diventato uno dei leader; avesse promosso numerose iniziative, come l’occupazione di una struttura, la partecipazione ai disordini durante lo svolgimento del G8 di Genova, il danneggiamento di una targa commemorativa.

Tra il 28 aprile e il 22 maggio del 2001, gli anarchici viterbesi, tra cui per l’appunto Santini, occuparono illegalmente uno stabile a Bagnaia, per protestare contro il caro-affitti e la politica speculativa ai danni degli studenti universitari. 

Tali circostanze, per la corte distrettuale, ponevano Santini nella condizione di prevedere che la mancata offerta agli inquirenti di spiegazioni a sua discolpa sarebbe stata valutata alla stregua di un riscontro agli elementi di reità ritenuti sussistenti e posti a fondamento del provvedimento cautelare.


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21 gennaio, 2018

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