Viterbo – Incastrato anche dal presunto uso spregiudicato di whatsapp, l’applicazione che consente di scambiare conversazioni e messaggi vocali impossibili da intercettare. Rodolfo Feliz Castillo l’avrebbe abbondantemente praticata, secondo gli inquirenti, nella sua fiorente attività di spaccio.
Ma lui nega tutto: “La cocaina non era mia”. Ieri si è avvalso della facoltà di non rispondere, ma ha chiesto al gip Francesco Rigato di poter rilasciare spontanee dichiarazioni.
Si è risolto così, in pochi minuti, l’interrogatorio di garanzia in carcere dell’ex giocatore di baseball d’origine dominicana finito per l’ennesima volta in manette mercoledì pomeriggio.
Il 37enne per ora resta in carcere, ma si dice pronto a ricorrere al tribunale del Riesame il difensore Samuele De Santis.
L’uomo è stato nuovamente arrestato il 21 febbraio su richiesta del procuratore capo Paolo Auriemma, a due mesi dal ritrovamento, alla vigilia di Natale, di un non modico quantitativo di cocaina. Il grosso nella cassetta della posta, una piccola parte nascosta in una cassapanca della camera da letto, presso l’abitazione di via del Gallo del 37enne, non lontano da piazza Fontana Grande.
Una quarantina di grammi, per oltre 100 dosi, quelli ritrovati nello zaino del presunto complice, all’interno di un involucro che aveva appena prelevato, sotto gli occhi dei carabinieri, dalla cassetta della posta intestata a Castillo. Il dominicano fu denunciato a piede libero per la droga nella cassapanca, il presunto complice è finito ai domiciliari, non senza avere prima provato a negare di sapere che nel pacchetto ci fosse cocaina e avere puntato il dito contro Castillo, indicandolo come spacciatore.
E’ così che la situazione del dominicano si è aggravata e a distanza di due mesi sono scattate le manette, per detenzione ai fini di spaccio in concorso. Anche in virtù dei suoi numerosi precedenti, a partire dall’arresto nell’ambito dell’operazione Babele, la maxiretata del 2014 contro un presunto giro di spaccio in centro, che sarebbe stato gestito da nordafricani a San Pellegrino e da dominicani a San Faustino, per il quale è tuttora sotto processo.
Dito puntato, infine, contro whatsapp. “Non si avvale del telefono nell’attività di smercio dello stupefacente, se non utilizzando applicativi come whatsapp che allo stato rendono difficile, se non impossibile, l’intercettazione delle conversazioni telefoniche”, si legge nell’ordinanza.
“Abbastanza scaltro – si legge ancora – che, nonostante la formale incensuratezza, è in grado di attuare gli accorgimenti necessari allo scopo di non essere scoperto nelle illecite attività che compie a ritmo continuo, tenuto conto dei plurimi carichi pendenti, anche specifici, che vanta”.
Anche la disoccupazione è un aggravante. Secondo gli inquirenti, risultando privo di lavoro, il 37enne si manterrebbe con l’attività di spaccio, che svolgerebbe “con assiduità e dedizione”, si legge nell’ordinanza, tenuto conto della disponibilità da parte sua di “un quantitativo di stupefacente, certamente non minimale, messo a disposizione del presunto complice”.
Silvana Cortignani
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