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Viterbo - Così una donna imputata di stalking avrebbe apostrofato la vicina a piazza Dante

“Hai ammazzato tuo marito per fare la bella vita coi suoi soldi”

Viterbo - Il tribunale

Viterbo – Il tribunale

Viterbo – (sil.co.) – “Sei stata tu ad ammazzare tuo marito, per fare la bella vita coi suoi soldi”, avrebbe urlato all’odiata vicina di casa, cui avrebbe anche gettato addosso acqua, rifiuti e varechina dal balcone, schiacciato il dito di una mano nella porta e dato spintoni facendola cadere per le scale.

Scenario, tra il 2010 e il 2016, una palazzina della centralissima piazza Dante, nel cuore di Viterbo. 

A processo per stalking è finita un’italiana. Parte civile una vedova d’origine romena, che nel corso degli anni ha sporto una decina di querele. Entrambe erano presenti, ieri, alla prima udienza del processo. Difese da due avvocate, che hanno fatto scintille tra loro e anche con la pm. A dimostrazione di come sia ancora sentita la contesa, nonostante dal 2016 l’attuale imputata abbia traslocato altrove. 

“Per colpa della vicina, ho anche messo in vendita la casa che avevo comprato per me e mia figlia, all’epoca minorenne, nel 2010, quando sono rimasta vedova. Me ne ha fatte di tutti i colori, A me dava della puttana e a mia figlia della bastarda”. ha detto, raccontando la presunta serie di persecuzioni di cui sono state fatte oggetto nel corso di sei lunghi anni, anche se i fatti del processo vanno da luglio 2013 a marzo 2014. 

“Io vorrei anche perdonarla, tanto ormai lei ha cambiato casa, io me la sono tenuta ed è finita. Ma siccome già una volta davanti al giudice avevamo promesso tutte e due di fare le brave e fare pace, e lei invece ha continuato, stavolta non me la sento”, ha proseguito. 

La difesa ha sottolineato come le querele, tutte ritirate tranne l’ultima, sfociata nel processo in corso, siano state reciproche. “Sì, ma io le rispondevo e basta, erano solo aggressioni verbali le mie”, ha sottolineato la presunta vittima, davanti al giudice, che più volte ha preso in mano lui la situazione, per evitare ulteriori beghe tra le parti. 

Il peggio sarebbe stato durante il weekend: “Lei il venerdì, sabato e domenica lavorava fino a notte fonda in una discoteca di Pescia Romana – ha raccontato la romena – e quando tornava, verso le tre, invece di andare a letto, faceva la lavatrice e sbatteva le finestre, lo faceva apposta per tenerci sveglie”.

Avrebbe avuto talmente tanta paura della vicina,  da non avere neanche il coraggio di dirle di spostare la macchina: “Una volta, era parcheggiata davanti al quadro del mio contatore e io dovevo fare l’autolettura, allora ho chiamato i vigili urbani che però mi hanno detto che se facevano la multa a lei, la dovevano fare a una ventina di macchine e se ne sono andati via”.

Il processo riprenderà il 13 settembre. 

 

2 marzo, 2018

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