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Tentato omicidio al Serpentone di Bagnaia - Il genero giustifica la suocera che lo ha ferito - La donna è in carcere da luglio

“Mi ha dato una coltellata, ma non voleva farmi male”

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Tentato omicidio di Bagnaia - L'arma del delitto

Tentato omicidio di Bagnaia – L’arma del delitto

Bagnaia - Il serpentone

Bagnaia – Il serpentone

Bagnaia - Il serpentone - Civico 16

Bagnaia – Il serpentone – Civico 16

Bagnaia - Il serpentone - Civico 16

Bagnaia – Il serpentone – Civico 16

Viterbo – “Mi ha dato una coltellata, ma non voleva farmi male. Ha preso il coltello, perché io volevo calmarla con una bottigliata”. Cerca di giustificarla, testimoniando in aula davanti al collegio, il genero accoltellato lo scorso 30 luglio al Serpentone di Bagnaia dalla suocera. Lei è la 48enne d’origine dominicana, in carcere da quasi otto mesi, sotto processo con l’accusa di tentato omicidio. Il sangue dopo una giornata trascorsa dalla famiglia sul lago di Bolsena, a Capodimonte. Complice l’alcol. 

Lei voleva solo allontanarmi, perché mi aveva visto con una bottiglia in mano, che volevo usare per calmarla”, ha detto l’uomo, un dominicano 28enne, sposato con la figlia, anche lei 28enne, dell’imputata.

La coppia ha due bimbe in tenera età, che quella sera erano nella casa al terzo piano del civico 16 di via Cardinal Ridolfi dove, secondo la pm Eliana Dolce, si è sfiorata la tragedia. A dare l’allarme al 113 sono stati i vicini. Al loro arrivo i poliziotti della volante della questura hanno trovato gente ad aspettarli sotto il portone e per le scale, il ferito sanguinante che si era rifugiato con la moglie sul pianerottolo del quarto piano, la suocera barricata in casa perché la figlia fuggendo si era portata via la maniglia interna.

All’interno dell’appartamento la 48enne fuori di sé, che piangeva e urlava seduta sul divano dl soggiorno. Sangue e coltelli sparsi ovunque in cucina.

Davanti al collegio hanno descritto la scena il vicequestore Riccardo Bartoli e l’ispettore capo della squadra volante Massimiliano Santucci. Oltre alla polizia, sul posto sono giunti a sirene spiegate anche i sanitari del 118 con le ambulanze, pronti a soccorrere i feriti. Il genero è finito a Belcolle. 

“Io e mia madre stavamo litigando e lei mi ha dato uno schiaffo – ha spiegato la figlia dell’imputata e moglie della vittima – mio marito si è messo in mezzo, allora lei ha tirato fuori un coltello dal cassetto e lo ha rotto sbattendolo sul tavolo. Io l’ho chiusa in cucina, ma non riuscivo a calmarla. Allora lui è venuto con una bottiglia in mano, per calmarla, poi l’ha posata, mi ha scansato ed è entrato nella stanza”.

In quel frangente la donna avrebbe sferrato il colpo: “Non ha guardato dove – ha detto e ridetto il genero 28enne – eravamo tutti e due bevuti, lei era incazzata, io mi sono parato con il braccio sinistro e lei mi ha sferrato un solo colpo, lanciandomi il coltello, colpendomi tra il braccio e la spalla. Ma non voleva farmi male”. 

Il difensore Luigi Mancini è tornato a chiedere i domiciliari, presso l’abitazione dell’altra figlia dell’imputata, disposta ad accogliere la madre in casa. Il giudice Silvia Mattei ha chiesto al genero cosa ne pensasse: “Sono d’accordo”, ha risposto il 28enne. Anche la pm Dolce ha dato parere favorevole. Il collegio si è riservato. 

Fra meno di un mese la sentenza, annunciata per il prossimo 11 aprile. 

Silvana Cortignani

 


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21 marzo, 2018

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