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Bagnaia - Per i vicini di casa Denis Illarionov era quasi un fantasma: "Quando lo vedevamo, era di sera e con un altro ragazzo"

“Non si faceva notare, sennò che terrorista era…”

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Il 24enne Denis Illarionov

Il 24enne Denis Illarionov

La casa dove viveva Denis Illarionov

Bagnaia – La casa dove viveva Denis Illarionov

Viterbo - Polizia - L'arresto di Denis Illarionov - Le armi, gli ordigni e l'esplosivo sequestrati

Viterbo – Polizia – L’arresto di Denis Illarionov – Le armi, gli ordigni e l’esplosivo sequestrati

Bagnaia - La casa dove viveva Denis Illarionov

Bagnaia – La casa dove viveva Denis Illarionov

Bagnaia - La casa dove viveva Denis Illarionov

Bagnaia – La casa dove viveva Denis Illarionov

Bagnaia – In una palazzina a due piani, in via Zuccari, a Bagnaia. Lì viveva Denis Illarionov, e sulla cassetta della posta è ancora inciso il suo nome. E lì lunedì mattina i poliziotti della questura di Viterbo e dell’antiterrorismo lo hanno arrestato. “Intorno alle 10 – racconta Franco Pierini, che da quella abitazione vive a pochi metri – ho visto tre auto della polizia e dei cani”. Perché in quella casa gli agenti della Digos di Monia Morelli hanno fatto irruzione con le unità cinofile antisabotaggio e gli artificieri. “Ma è stata un’operazione eseguita con circospezione – prosegue Pierini -. Anche la polizia non ha dato adito a movimenti strani”.

“Anche la polizia”… perché i residenti di via Zuccari, la strada che da Bagnaia finisce tra i monti Cimini, Denis Illarionov “a stento” lo vedevano. “Non si faceva conoscere – spiega Pierini -. La prima e ultima volta che l’ho visto è stata una decina di giorni fa. L’ho incrociato mentre scendeva verso piazza XX settembre, e mi è sembrato un ragazzo tranquillo. Ma sinceramente non so neppure da quanto tempo abitava in quella casa. Non si faceva notare. Giustamente. Sennò che terrorista era…?”.

Quando lunedì mattina i poliziotti gli sono piombati nell’appartamento, dopo una segnalazione dell’Fbi, perché Illarionov sul web aveva inneggiato all’attentatore di New York Sayfullo Saipov, lo hanno trovato con esplosivi, pistole, fucili e tirapugni. “È pericoloso, ma non è un terrorista. Né risulta avere collegamenti con l’Isis”, puntualizza il questore di Viterbo Lorenzo Suraci. “Hanno fatto bene ad arrestarlo – commenta Pierini -, perché i cani sciolti possono essere più pericolosi dei veri terroristi. Con una bomba, anche piccola e artigianale, piazzata fuori le scuole, all’uscita dei bambini, avrebbe fatto una strage”. E su Instagram Illarionov lo aveva minacciato, immortalandosi in una foto mentre impugnava una pistola: “È ora di ammazzare i bambini dell’asilo. School shooting”. Ovvero, sparatoria a scuola.

24 anni non ancora compiuti, Illarionov è nato a Riga, la capitale della Lettonia. Ma dal 2002 vive in Italia, sempre nel Viterbese, e ne ha ottenuto anche la cittadinanza. Dal 2010 risiede a Bagnaia. Prima con la mamma, e poi da solo. Da un anno, da quando la donna si è trasferita in Germania. “Quando ho saputo dell’arresto, avvenuto nella casa accanto accanto alla mia, sono caduta dalle nuvole – ammette la vicina -. Non sapevo nulla. Nemmeno che ci vivesse un ragazzo. Anzi, credevo ci fosse una coppia di sposi. Perché di giorno non ho mai visto nessuno. Non c’era un’anima. Di una cosa ero sicura: che l’appartamento era abitato, perché la sera attraverso le persiane penetrava la luce del lampadario. Ma rumori sospetti non li ho mai avvertiti”.

Un altro vicino sostiene di aver visto Illarionov “soltanto nelle ore serali, quando rientrava con un altro giovane dopo aver parcheggiato una Dacia non in perfette condizioni”. Arrestato il 24enne, per fabbricazione e detenzione di materie esplodenti, le indagini della Digos e dell’antiterrorismo proseguono. Perché quello finora contestato a Illarionov è un reato spia, sul quale sono in corso accertamenti per eventuali altre ipotesi di reato.

Raffaele Strocchia


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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16 marzo, 2018

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