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Serpentone di Bagnaia - Riqualificata in lesioni aggravate l'accusa di tentato omicidio - Pianti e abbracci coi familiari in aula dopo la sentenza

Accoltella il genero, suocera condannata a nove mesi

Tentato omicidio di Bagnaia - L'arma del delitto

Tentato omicidio di Bagnaia – L’arma del delitto

 
Le case popolari a Bagnaia - Serpentone

Le case popolari a Bagnaia – Serpentone

Bagnaia - Il serpentone - Civico 16

Bagnaia – Il serpentone – Civico 16

 

L'avvocato Luigi Mancini

Il difensore della suocera, avvocato Luigi Mancini

Viterbo – Suocera accoltella genero al Serpentone di Bagnaia, non fu tentato omicidio. La donna è stata condannata dal collegio a nove mesi, ma solo per lesioni aggravate, dopo la riqualificazione del reato chiesta sia dalla pm Paola Conti, presente in aula per la collega Eliana Dolce, sia dal difensore Luigi Mancini. 

E’ finita così, tra gli abbracci  in aula del ricostituito nucleo familiare, la tragedia sfiorata a causa di una brutta lite avvenuta nella tarda serata di domenica 30 luglio 2017 nell’appartamento al terzo piano del civico 16 di via Cardinal Ridolfi, dove l’imputata all’epoca viveva con la figlia, il genero e le due bambine della coppia. 

Per la donna, una 48enne d’origine dominicana, scattarono immediatamente le manette e da quella notte ha trascorso otto mesi nel carcere femminile di Civitavecchia, ottenendo solo pochi giorni fa, dopo l’udienza del 20 marzo in cui il genero ha fatto di tutto per scagionarla, gli arresti domiciliari a casa dell’altra figlia. 

Memorabile la spiegazione della vittima, un 28enne anche lui dominicano: ““Mia suocera mi ha dato una coltellata, ma non voleva farmi male. Ha preso il coltello, perché io volevo calmarla dandole una bottigliata”.

“Lei mi ha visto con la bottiglie in mano e mi ha sferrato la coltellata. Stavamo litigando perché eravamo tutti e due ubriachi, dopo una tranquilla giornata trascorsa  in famiglia, sul lago di Bolsena, a Capodimonte”, ha detto il giovane, finito all’ospedale con una ferita al braccio, alzato provvidenzialmente in tempo per proteggersi. 

Nove mesi da scontare per intero in custodia cautelate. Il collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei, emettendo la sentenza, ha infatti stabilito la liberazione dell’imputata solo allo scadere dei termini, fissando il giorno del ritorno in libertà al 29 aprile. Fino a quella data dovrà restare agli arresti domiciliari.

La 48enne, presente per la prima volta in aula senza la scorta della penitenziaria, è scoppiata in un pianto liberatorio, correndo in lacrime ad abbracciare il resto della famiglia che, genero compreso, non ha perso un’udienza del processo. 

Silvana Cortignani

12 aprile, 2018

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