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Tribunale - A processo un uomo di Tuscania - Pronta a costituirsi parte civile un'associazione animalista

Spara ai mici della colonia con la carabina e uccide una gatta…

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Tuscania – (sil.co.) – Avrebbe sparato con la carabina agli odiati gatti di una colonia felina di Tuscania, provocando la morte tra atroci sofferenze di una bestiola, una femmina, raggiunta da un pallino alla vescica. 

Il proiettile, conficcato nell’organo interno della gatta, sarebbe stato individuato da un veterinario solo qualche giorno dopo la sparatoria, addebitata a un uomo del posto, rinviato a giudizio in base alla normativa che tutela gli animali vittime della ferocia gratuita degli umani. 

Il processo a carico dell’imputato prenderà il via nei prossimi giorni davanti al giudice Giovanni Pintimalli e nei suoi confronti sarebbe pronta a costituirsi parte civile un’associazione animalista, intenzionata a chiedere un importante risarcimento per l’uccisione della gatta. I fatti risalgono a circa quattro anni fa. 

La micia, colpita dalla pallottola che sarebbe stata sparata dalla carabina, sulle prime avrebbe continuato a comportarsi in maniera apparentemente normale, come fanno spesso i gatti che, a differenza dei cani, dimostrano meno il dolore.

Solo successivamente avrebbe dato segni di malessere, insospettendo il veterinario che nel frattempo era stato interpellato, al quale è bastata una radiografia per scoprire che aveva un pallino conficcato nella vescica. A quel punto, però, sarebbe stato troppo tardi per intervenire chirurgicamente, a causa delle gravissime lesioni provocate all’organo interno, ormai irrecuperabile.

Ne è scaturita una denuncia e un’inchiesta della procura, al termine della quale il presunto responsabile è stato rinviato a giudizio. Sotto sequestro la carabina di proprietà dell’imputato, dal cui esame sarebbe emerso essere la stessa arma da cui è stato sparato il proiettile che ha ucciso la gatta. 

Spetterà ora al pubblico ministero dimostrare che ci sono prove sufficienti per condannarlo oppure, viceversa, che deve andare assolto. 


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9 maggio, 2018

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