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Orte - 34enne condannato a 3 anni e 8 mesi - Il giudice di primo grado gli inflisse cinque anni di reclusione

“Violentò la cugina”, pena ridotta in appello

La corte d'appello di Roma

La corte d’appello di Roma

L'avvocato Fabrizio Ballarini

L’avvocato Fabrizio Ballarini

Orte – Anche i giudici della terza sezione penale della corte d’appello di Roma lo hanno condannato. Ma, per le attenuanti generiche, gli hanno ridotto la pena inflitta dal gup del tribunale di Viterbo nel 2016. Tre anni e otto mesi in secondo grado, rispetto ai cinque del primo.

L’udienza davanti ai giudici capitolini è stata celebrata martedì, dopo che l’imputato ha presentato ricorso in appello tramite i suoi difensori. L’accusa è di violenza sessuale ai danni della cugina, contro la quale l’uomo si sarebbe scagliato, le avrebbe strappato i vestiti, l’avrebbe sbattuta su un materasso appoggiato a terra per poi prendersi quello che voleva con la forza.

Lei, all’epoca, nel 2014, aveva 22 anni. Lui, 30. Ed entrambi sono originari della Costa d’Avorio. Fatima (nome di fantasia) è in Italia da anni, lui è appena arrivato. Per qualche giorno, era andata a Orte a trovare la madre dell’imputato. Quello è il primo incontro di Fatima con il cugino, secondo la denuncia sporta dalla ragazza nel settembre di quattro anni fa.

I due cugini, un legame più ‘tribale’ che di sangue, non si erano mai visti. Quel giorno, le presentazioni. Traumatiche per la ragazza, mentre per l’uomo fu un rapporto sessuale consenziente da lei trasformato in stupro per giustificarsi con la famiglia e il fidanzato. Gli shorts strappati. Gli slip sporchi di sangue. Fatima si chiude in camera e chiama i carabinieri. Una pattuglia la trova sotto shock: per il cugino scatta l’arresto. Poi la condanna del gup di Viterbo: cinque anni di reclusione in primo grado.

Ad assistere Fatima, è sempre stato l’avvocato di parte civile Fabrizio Ballarini. All’esito del processo d’appello, che per il 34enne si è concluso con una riduzione della pena a tre anni e otto mesi, si dice comunque “soddisfatto. Perché – spiega il legale – l’impianto accusatorio ha retto anche in secondo grado, con la corte che ha riconosciuto le responsabilità dell’imputato”.

17 maggio, 2018

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