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Tribunale - Il racconto in aula di una 37enne, parte civile nel processo al cugino accusato di maltrattamenti e lesioni

“Mi massacrava di botte e sgozzava le galline davanti alle mie figlie”

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L'avvocato Luigi Mancini

L’avvocato Luigi Mancini

Viterbo – Ha raccontato in aula e davanti al giudice il suo periodo d’inferno, che le avrebbe fatto vivere il cugino che aveva ospitato in casa. Lui, un nigeriano di 38 anni, arrivato in Italia per lavoro, è a processo per maltrattamenti in famiglia e lesioni aggravate.

“Era autoritario – ha detto la donna, una 37enne costituita parte civile tramite l’avvocato Luigi Mancini -. Mi minacciava di morte e mi riempiva di botte. Schiaffi e pugni al volto, mi tirava i capelli, mi sbatteva a terra e mi riempiva di calci. Mi ha perforato un timpano e provocato ematomi e traumi agli occhi”.

Una convivenza d’inferno. Anche per le due bambine della donna, costrette dal cugino della mamma ad assistere a riti vudù con sgozzamenti di galline. Oltre alle piccole, parte offesa è anche l’ex compagno della 37enne.

I fatti sarebbero avvenuti tra Villa san Giovanni in Tuscia e Monterosi, tra luglio 2016 e aprile dello scorso anno. L’imputato avrebbe maltrattato la cugina, sottoponendola a continui atti di violenza fisica e psicologica. In particolare, dopo essere stato ospitato, al fine di praticare riti vudù per eliminare asserite negatività presenti in casa, avrebbe imposto all’interno dell’abitazione un regime autoritario. Avrebbe dato alla cugina ordini, l’avrebbe ripetutamente minacciata di morte e di procurare malefici e sofferenze alle figlie minorenni. Anche attraverso il ricorso ai riti vudù dai quali le bambine erano spaventate.

E ciò, secondo l’accusa, anche al fine di costringere la cugina a consegnargli somme di denaro. Per ottenere una somma pari complessivamente a circa duemila euro, l’avrebbe percossa ripetutamente se lei rifiutava. Tre gli episodi refertati dai sanitari del pronto soccorso: una perforazione del timpano, ematomi all’occhio sinistro e un trauma periorbitario all’occhio destro. Un crescendo di violenza. Nel più grave dei casi, l’orecchio, le lesioni sono state giudicate guaribili in 25 giorni, con l’ulteriore aggravante del vincolo di parentela.

Più volte la vittima avrebbe chiamato in soccorso al telefono il suo ex compagno italiano, vedendosi sequestrare il cellulare, minacciata di ulteriori botte e di morte se avesse chiamato in aiuto i carabinieri o si fosse fatta medicare al pronto soccorso.


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18 settembre, 2018

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