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Viterbo - La parrocchia della Verità ha accolto un gruppo di richiedenti asilo - Il parroco don Elio Forti: "Non si può non aprire a chi disperato bussa alla nostra porta" - Domani incontro di pallone e performance teatrale dei ragazzi

Scuola calcio e corsi di recitazione in oratorio per i migranti

di Raffaele Strocchia

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Viterbo - I richiedenti asilo del Cas Tre Fontane giocano a calcio sul campo dell'oratorio della Verità

Viterbo – I richiedenti asilo del Cas Tre Fontane giocano a calcio sul campo dell’oratorio della Verità

Viterbo - I richiedenti asilo del Cas Tre Fontane giocano a calcio sul campo dell'oratorio della Verità

Viterbo – I richiedenti asilo del Cas Tre Fontane giocano a calcio sul campo dell’oratorio della Verità

Don Elio Forti

Don Elio Forti

Viterbo - Mor Gallo, mediatore culturale del Cas Tre Fontane

Viterbo – Mor Gallo, mediatore culturale del Cas Tre Fontane

Viterbo – In quel campo da calcio ridono, scherzano e si rincorrono. Col pallone fanno acrobazie. C’è chi lo stoppa di petto e chi lo colpisce di testa. Chi di tacco e chi di punta. Qualcuno dribbla l’avversario, qualcun altro fa un assist al compagno di squadra che va in rete. Si chiamano Afram, Kwame, Oumar e Yabani (nomi di fantasia). E vengono dall’altra parte del mondo. Dal Ghana, dalla Guinea e della Nigeria. Ma anche dal Gambia, dal Mali e dal Senegal. Hanno percorso terre riarse e attraversato su un gommone e tra le lacrime le onde di un Mediterraneo pericoloso e infido. Poi l’arrivo in Italia, la loro terra promessa.

Sono i richiedenti asilo del Cas al Balletti Palace Hotel di viale Trento, gestito dalla cooperativa Tre Fontane. E alle spalle hanno un’infanzia scandita da guerre, povertà e persecuzioni. Come Yabani che, fuggito dalla Nigeria, ha trascorso sei mesi in un lager libico. Andava a lavorare tutte le mattine, ma la sera era costretto a consegnare la paga a chi quel centro di detenzione lo gestiva. Cristiano in una Libia musulmana, ha anche rischiato di essere ucciso perché portava il rosario al polso. Ma è riuscito a scappare e a salire su una di quelle camionette che attraversano il deserto. “Era per dieci persone, ma lassù eravamo in quaranta – racconta -. A ogni curva o duna qualcuno cadeva, e lì restava. Sì, sono andato incontro a una morte probabile. Ma fuggivo da una morte certa”.

Yabani è fra i trenta ragazzi del Cas di Tre Fontane che da settembre dello scorso anno, ogni lunedì e per un paio d’ore, giocano a pallone sul campo da calcio di via Oslavia. Hanno messo su una vera e propria squadra, con tanto di allenatore, e puntano a entrare in qualche campionato provinciale. Il campo fa parte dell’oratorio della Verità che, dopo averli accolti, è diventato un’oasi in una città che ha chiesto al ministro dell’Interno Matteo Salvini di chiudere le frontiere. Un coro da stadio, che si è levato dalla piazza durante il trasporto della macchina di santa Rosa. In cima, la statua della patrona. Che dalla sua città venne esiliata. Viterbo le sbarrò le porte e la considerò straniera.



“Non tutti i parrocchiani e non tutti i residenti hanno accettato questa mia scelta – ammette don Elio Forti, parroco della Verità e vicario di zona della diocesi -. Non sono mancate le resistenze, che mi hanno deluso ma non scoraggiato”. Ed ecco che a gennaio, dopo il campo da calcio, don Elio ha messo a disposizione di altri venti migranti pure la palestra per il corso di recitazione. Ha poi organizzato degli incontri tra i richiedenti asilo e i giovani che si preparano alla Cresima. “All’accoglienza – afferma – dobbiamo collaborare tutti. Certo, i problemi non mancano. Ma non possiamo non aprire a chi, disperato, bussa alla nostra porta. Poi questi ragazzi sono così bravi… In cambio dell’ospitalità, si sono offerti per pulire e sistemare l’oratorio. Ed è giusto così, perché devono considerare questo luogo come la loro casa. E alla fine hanno fatto anche amicizia con i giovani della parrocchia, che ora frequentano spesso le loro lezioni di calcio”.

Il corso di recitazione, a cui i ragazzi prendono parte tutti i giovedì mattina, è curato dal regista Marco Paparella. Ed è un progetto di Artestudio, l’associazione culturale che avvicina il teatro alle diverse realtà di criticità sociale. Alla questione delle migrazioni forzate è dedicato il programma Teatro in fuga, realizzato con e per i migranti. E i richiedenti asilo del Cas di Tre Fontane metteranno in mostra quanto imparato in questi mesi domani sera. Alle sei e trenta sfideranno sul campo da calcio gli animatori del Grest, mentre alle nove insceneranno Esercizi per gli attori. “È una performance teatrale – spiega don Elio – fatta di mimi, quadri e movimenti scenici. E, con giochi di sedie e di pochi altri oggetti e con la combinazione di musiche e colori, comunicheranno agli spettatori le esperienze che hanno vissuto. Sarà emozionante”.

Creare una comunità senza confini, è questo l’obiettivo di don Elio. “È una persona fantastica – dice Mor Gallo, mediatore culturale -. E ci ha accolti a braccia aperte”. Gli fa eco Mario David, responsabile del Cas Tre Fontane di Viterbo. “È stato il primo sacerdote ad aver risposto positivamente alla richiesta di un campo da calcio per questi ragazzi. Se non fosse stato per lui avremmo dovuto rinunciare a molte attività e avremmo avuto maggiori difficoltà nell’affrontare i problemi che quotidianamente si palesano. Don Elio è aperto all’integrazione e, rispettando a pieno i dettami della nostra Chiesa, ha fatto del suo oratorio un luogo multietnico e interreligioso. Gli sono riconoscente. Come glielo sono tutti i ragazzi, che ormai lo considerano un punto di riferimento. Non tutti sono cristiani, ed essere accolti da un sacerdote cattolico li ha stupiti e gli ha riempito il cuore. Poi sono educati e rispettosi, e non potrebbero essere altrimenti con chi gli ha aperto le porte della propria casa. Vengono da anni di guerre, violenze e persecuzioni e si accontentano anche solo di un sorriso. Per loro tutto questo è davvero tanto. È immenso”.

Raffaele Strocchia


Parrocchia Santa Maria della Verità

Una comunità senza confini

Giovedì 13 settembre 2018
Oratorio-Palestra via Oslavia 2

Ore 18,30 Incontro di calcio
Animatori Grest-Cas Tre Fontante Viterbo
a seguire momento conviviale

Ore 21,00 “Esercizi per attori”
Performance di Marco Paparella
spettacolo realizzato con gli ospiti richiedenti asilo del Cas Tre Fontane di Viterbo
Progetto Teatro in fuga 18 , realizzato da Artestudio

Ingresso libero

12 settembre, 2018

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