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Tribunale - Montefiascone - Otto gli indagati rinviati a giudizio nel 2015, ma il processo si è aperto solo ieri con una pioggia di prescrizioni - A dicembre i primi testimoni

Tangenti e abusi edilizi, a giudizio il dirigente comunale Angelo Cecchetti

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Viterbo – (sil.co.) – Tangenti per mandare a buon fine pratiche. Un classico, per il quale, il 25 marzo 2015, sono stati rinviati a giudizio otto indagati, per fatti avvenuti a Montefiascone tra il 2008 e il 2011, tra i quali il responsabile dell’ufficio tecnico Angelo Cecchetti, indagato per corruzione, falso e abuso d’ufficio.

Ma il processo non è mai decollato e solo ieri, a distanza di ulteriori tre anni e mezzo, c’è stata l’udienza di ammissione prove, che però, dopo tanto tempo, è stata preceduta da una pioggia di non luogo a procedere per prescrizione, in seguito alle quali due imputati sono rimasti fuori. Nè colpevoli, né innocenti. 

Davanti al collegio, oltre al dirigente, sono finiti anche due privati accusati di aver pagato le mazzette al dirigente, due geometri, il proprietario del terreno in località Rosignolo e il progettista dei lavori e un il titolare della ditta che li ha eseguiti.

Secondo i pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci, titolari dell’inchiesta, a intascare le tangenti sarebbe stato il dirigente Angelo Cecchetti. Somme imprecisate, secondo quanto si legge sul capo di imputazione. Presumibilmente versate da privati in cambio del rilascio di permessi a costruire. Le tangenti contestate sarebbero due, pagate a Cecchetti tra il 2008 e il 2011.


– Tangenti per mandare a buon fine le pratiche


Restano in piedi solo due capi d’imputazione. Il primo è relativo alla costruzione di un fabbricato ad uso residenziale-agricolo, munito di recinzione e muri di contenimento in cemento armato, in via Cassia Vecchia. A insospettire gli investigatori il permesso a costruire rilasciato a tempo di record: l’istanza è stata presentata in Comune il 21 maggio 2009, è pervenuta all’ufficio tecnico il 25 maggio e il via libera è arrivato il 5 giugno 2009. L’abuso edilizio si sarebbe completato il 7 luglio 2011, con l’ultimo permesso a costruire per piccole modifiche esterne e interne e parziale variazione della destinazione d’uso, con l’impegno a “non modificare la destinazione d’uso agricola della costruzione per almeno 10 anni dall’ultimazione dell stessa”.

Sotto la lente della procura erano finite una serie di pratiche considerate illegittime, delle quali resta nel processo, oltre al fabbricato di via Cassia Vecchia, anche uno scavo su una superficie di 260 metri quadri e la realizzazione di una rampa di cemento in località Rosignolo, sempre a Montefiascone, per il quale, dopo la mancata sospensione della Dia, il 15 settembre 2011 è giunto l’okay alla variante al permesso a costruire datato 2006, nel frattempo decaduto. 

Il processo entrerà nel vivo il prossimo 13 dicembre, quando saranno sentiti i primi testimoni dell’accusa. Ulteriori prescrizioni permettendo. 

 


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21 settembre, 2018

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