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Vejano - Segregata in casa dal marito geloso - Al processo contro l'ex, testimonia uno dei carabinieri - L'uomo è stato arrestato

“Così impaurita da lanciarsi nelle braccia del comandante che l’ha liberata”

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Viterbo - Il tribunale

Viterbo – Il tribunale

Vejano – (sil.co.) – Segregata in casa del marito geloso per due mesi e costretta a subire maltrattamenti, botte e violenze sessuali. “Il giorno del blitz era talmente spaventata e impaurita che si è lanciata nelle braccia del comandante”, ha raccontato uno dei carabinieri che l’hanno portata in salvo. 

E’ il calvario vissuto tra settembre e novembre di tre anni fa da una donna d’origine romena, sposata con un pensionato italiano, liberata dai carabinieri verso le cinque del pomeriggio del 19 novembre 2015 nel corso di un vero e proprio blitz, sfociato nell’arresto dell’uomo, scattato in seguito all’allarme dato dalla stessa vittima, riuscita a mettersi in contatto con la centrale operativa del 112. 

Il presunto aguzzino, oggi settantenne, è accusato di sequestro di persona, violenza sessuale, lesioni e maltrattamenti in famiglia davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei.

“Quando siamo riusciti a convincere il marito ad aprirci la porta, la signora si è buttata nelle braccia del comandante. Era molto impaurita e aveva del rossore sul viso. L’abbiamo portata in caserma, dove è venuto a visitarla il medico di Vejano, che ha fatto un primo referto. Poi è stata trasferita all’ospedale di Belcolle per gli ulteriori accertamenti clinici, anch’essi refertati dai sanitari”, ha spiegato alla pm Paola Conti uno dei militari intervenuti, sentito in aula come testimone. 

L’imputato, difeso dall’avvocato Luigi Mancini, non c’era. C’era invece la vittima, già sentita a porte chiuse durante una precedente udienza. 

Il settantenne, tre anni fa, è stato arrestato dai carabinieri della stazione di Vejano in collaborazione ci colleghi di Oriolo Romano. 

“A dare l’allarme, facendo scattare il nostro intervento a casa della coppia, in via del Moro, a Vejano – ha detto il carabiniere – è stata la stessa vittima con una chiamata al 112 in cui ha detto che il marito la teneva segregata in casa da due mesi”. 

Al termine dell’udienza, il processo è stato rinviato al prossimo 6 novembre per la sentenza. 

10 ottobre, 2018

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