Viterbo – In fuga con la droga e un carabiniere appeso all’auto, al via il processo.
E’ comparso ieri davanti al giudice Silvia Mattei il 37enne arrestato due volte per spaccio in meno di un mese, nel capoluogo durante l’estate, il 20 luglio e poi di nuovo il 18 agosto. L’uomo, le cui iniziali sono P.E., la prima volta è finito ai domiciliari dopo la convalida, la seconda a Mammagialla, da dove ieri mattina è arrivato in tribunale scortato dalla penitenziaria.
Al giudice Mattei deve rispondere dell’episodio per cui è stato arrestato il 20 luglio, al termine di una rocambolesca fuga iniziata verso le ore 21 sotto casa sua al Murialdo, quando è stato sorpreso in flagrante, da tre carabinieri dell’aliquota radiomobile in borghese, mentre cedeva dal finestrino della sua Panda azzurra un involucro di colore bianco, in cambio di denaro, al conducente di un’Audi A3 di colore grigio, che lo stava aspettando innervosito.
Non solo detenzione ai fini di spaccio di cinque grammi di cocaina nascosti all’interno di un accendino celeste, ma anche lesioni e resistenza a pubblico ufficiale, oltre che porto d’arma impropria.
Alla vista dei militari, come ha spiegato in aula il diretto interessato, il 37enne infatti si è dato alla fuga, scappando a folle velocità dal Murialdo in direzione via Vicenza con la portiera aperta e agganciato alla cintura di sicurezza il carabiniere che dopo avergli intimato l’alt, lato guida, stava cercando di estrarre la chiave dal cruscotto per impedirgli di mettere in moto la macchina.
“Ha provato a mettere la marcia, ma non gli riusciva. Io allora mi sono aggrappato alla cintura di sicurezza per arrivare alla chiave e bloccarlo. In quel momento è partito a folle velocità”, ha raccontato il maresciallo nell’aula che si è fatta silenziosa, nonostante fosse gremita di pubblico.
“Mi ha trascinato per una decina di metri, fino a quando, a una curva, non mi sono lasciato andare, rotolando a terra, prima che succedesse di peggio, riportando comunque diverse lesioni in varie parti del corpo, per cui sono dovuto ricorrere ai sanitari del pronto soccorso di Belcolle e mi sono rimaste delle cicatrici”, ha detto la vittima.
Il 37enne è stato rintracciato un’ora dopo in piazza del Comune, verso le ore 22, tradito dalla sua Panda azzurra parcheggiata proprio davanti al bar centrale. A bordo i militari hanno trovato una mazza da baseball e un accendino che però non funzionava, in quanto era stato usato per occultare al suo interno cinque involucri di cocaina, di colore bianco come quello ceduto sotto casa. Cinque dosi da 0,50 grammi l’una. Nel borsello 730 euro in contanti, presunto provento dello spaccio.
In fuga anche l’uomo alla guida dell’Audi A3 di colore grigio, individuato poco dopo grazie al numero di targa nella sua abitazione di Montefiascone. Sarà sentito alla prossima udienza, fissata per il 21 novembre, come chiesto dal giudice Mattei e dal difensore Samuele De Santis, che ha insistito molto sul mancato sequestro e controllo del cellulare del presunto assuntore,
E qui è entrata a pieno titolo nel processo nientemeno che l’app top secret di Edward Snowden, l’informatico noto per aver rivelato pubblicamente dettagli di diversi programmi di sorveglianza di massa del governo statunitense e britannico, fino ad allora tenuti segreti. “Perché il mancato controllo del cellulare del presunto assuntore?”, ha chiesto il legale. “Perché l’arrestato per la sua attività di spaccio usava l’app Signal, i cui messaggi si cancellano dopo tre secondi”, ha replicato il maresciallo. “Avreste visto se aveva l’app scaricata sul telefonino”, la replica della difesa, che promette battaglia.
Un compito non facile, visto che il 37enne è finito di nuovo in manette, e stavolta in carcere, dopo essersi nuovamente fatto sorprendere, sempre a Viterbo e sempre dai carabinieri, la notte tra venerdì 17 e sabato 18 agosto mentre spacciava tra dosi di cocaina al quartiere dei Cappuccini. Non era passato neanche un mese dal primo fermo e dalla fuga con un carabiniere attaccato alla macchina.
Che cosa è l’app Signal
Signal, recita Wikipedia, è una applicazione di messaggistica istantanea e consente di effettuare chiamate vocali crittografate. L’app è disponibile per le piattaforme Android e iOS, oltre che per desktop (inizialmente solo come estensione per il browser Chrome, poi con un’app a sé. Signal è software libero e open source, sviluppato da Open Whisper Systems ed è rilasciato sotto licenza GPL v3.
L’app sfrutta protocolli con crittografia end-to-end per rendere sicure tutte le comunicazioni tra gli utenti. Signal può essere utilizzato per inviare e ricevere messaggi privati, messaggi di gruppo, allegati e messaggi multimediali.
Gli utenti posso verificare in modo indipendente l’identità dei loro corrispondenti confrontando delle “chiavi”. L’applicazione permette inoltre di inviare sms e mms. Durante le chiamate, gli utenti possono controllare l’integrità del canale dati controllando se due parole hanno riscontro da parte di entrambe le persone in comunicazione.
Nell’ottobre 2014, la Electronic Frontier Foundation (Eff) ha aggiunto Signal nella sua guida aggiornata surveillance self-defense. Edward Snowden ha affermato di usare quest’app.
Silvana Cortignani
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