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Viterbo - Il presidente del Bio distretto della via Amerina e delle Forre Famiano Crucianelli contro il piano della multinazionale di piantare 20 mila nuovi ettari di nocciole in tutta Italia - Fino a 1500 ettari solo nella Tuscia

“Il progetto della Ferrero rischia di diventare una maledizione strategica”

di Daniele Camilli

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Viterbo - Sandra Gasbarri e Famiano Crucianelli

Viterbo – Sandra Gasbarri e Famiano Crucianelli

Viterbo - Famiano Crucianelli

Viterbo – Famiano Crucianelli

Viterbo - Sandra Gasbarri

Viterbo – Sandra Gasbarri

Viterbo - Alice Rohrwacher

Viterbo – Alice Rohrwacher

Viterbo - I manifesti del Bio distretto della via Amerina e delle Forre

Viterbo – I manifesti del Bio distretto della via Amerina e delle Forre

Viterbo – Il Bio distretto della via Amerina e delle Forre si schiera contro il progetto della Ferrero di piantare in tutta Italia 20 mila nuovi ettari di nocciole nei prossimi 5 anni. Fino a 1500 solo nella Tuscia che rappresenta già il territorio più importante a livello nazionale per produzione di nocciole con circa 25 mila ettari all’attivo. In un Paese che si piazza al secondo posto al mondo con il 12% della produzione. Primo la Turchia con il 70% del mercato globale.

“Non siamo contro la Ferrero”, ha detto subito il presidente del Bio distretto Famiano Crucianelli nel corso della conferenza stampa convocata per questa mattina in un bar di via Genova a Viterbo. Assieme a Crucianelli, la segretaria e un tecnico del Bio distretto, rispettivamente Sandra Gasbarri e Andrea Ferrante.

Con loro anche la regista Alice Rohrwacher che ha portato la propria testimonianza in merito a quanto sta accadendo in Umbria con l’espansione della coltivazione delle nocciole. Stessa cosa per Gabriele Antoniella del comitato Quattro strade che si occupa a sua volta della zona attorno al lago di Bolsena e a nord della Tuscia.

“Non siamo contro la Ferrero – ribadisce Crucianelli – ma il suo progetto rischia di trasformare una ricchezza in una maledizione strategica per tutto il territorio”. Quindi, per avere le idee chiare su quanto sta succedendo, il Bio distretto avanza quattro proposte. Due alle istituzioni e due alla Ferrero.

“Innanzitutto – spiega il presidente del Bio distretto – prima di fare un altro impianto di nocciole chiediamo alle istituzioni una valutazione di impatto ambientale sulle coltivazioni esistenti. Un’analisi seria di acqua e suolo. Invitiamo inoltre le istituzioni, in particolar modo Provincia e Regione, a convocare una seduta del consiglio provinciale e una della commissione regionale agricoltura e ambiente per affrontare i temi che stiamo ponendo. Provincia e Regione possono infatti dire la loro sulla richiesta di impatto ambientale che abbiamo avanzato. Non solo, ma è preciso dovere delle istituzioni di occuparsi di sviluppo, valorizzazione e controllo del territorio. Aspetti da cui non possono prescindere”.

Arrivano poi le richieste alla Ferrero. “Alla terza multinazionale al mondo nell’ambito dell’agroalimentare – prosegue Crucianelli – chiediamo  invece che rispetti la biodiversità e che una parte del territorio della Tuscia previsto dal progetto produca nocciole con metodo biologico. La Ferrero deve occuparsi anche delle ricadute economiche per il nostro territorio senza rischiare di trasformarlo in una colonia. Infine, chiediamo alla Ferrero di investire in ricerca. Una ricerca che migliori la qualità dell’ambiente e della vita delle persone. In sintesi, come coltivare senza inquinare”.

“Il Bio distretto – sta scritto sul sito dell’organizzazione – è un’area geografica naturalmente vocata al biologico dove agricoltori, cittadini, operatori turistici, associazioni e pubbliche amministrazioni stringono un accordo per la gestione sostenibile delle risorse, partendo proprio dal modello biologico di produzione e consumo: filiera corta, gruppi di acquisto, mense pubbliche bio”.

Fanno parte del Bio distretto della via Amerina 13 comuni. Civita Castellana, Castel Sant’Elia, Corchiano, Fabrica di Roma, Faleria, Gallese, Nepi, Orte, Vasanello, Calcata, Vignanello, Vallerano e Canepina.

“Il patrimonio dei Comuni dell’area – sottolinea il sito del Bio distretto – si caratterizza anche per l’esistenza di beni ambientali e paesaggistici. Nella sola area di Corchiano, ad esempio, sussistono il Monumento Naturale delle Forre, che si estende su 44 ettari, e il Monumento Naturale Pian Sant’Angelo, che si sviluppa su 262 ettari. A Calcata invece, per citare solo un secondo e ultimo esempio, è di straordinaria importanza e unicità il Parco Regionale della Valle del Trejia. L’area della Via Amerina e delle Forre si connota poi fortemente per le scelte responsabili di gestione delle risorse idriche e nelle gestione integrata dei rifiuti”.

Nel frattempo il Bio distretto ha preparato anche una campagna di sensibilizzazione che coinvolgerà le scuole e i comuni che fanno parte della rete della via Amerina e delle Forre.

“Abbiamo preparato mille manifesti – ha detto la segretaria Sandra Gasbarri – che porteremo nei comuni e nelle scuole. Realizzati con il contributo volontario di Daniele Capo, con i manifesti andremo a parlare alla gente di nocciole, biodiversità, acqua e pesticidi”.

E se tutto questo non dovesse servire? La risposta di Famiano Crucianelli è chiara. “Sarà necessario un pronunciamento, una mobilitazione popolare. Perché siamo di fronte a un’emergenza che da più tempo stiamo sottolineando ma che oggi si sta presentando con una qualità del tutto nuova. Un vero e proprio punto critico per il nostro territorio”.

Daniele Camilli

29 ottobre, 2018

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