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Caprarola - La Ferrero ha presentato ieri sera il progetto che cambierà il volto della corilicoltura italiana

Ventimila ettari in più di noccioleti, parte dalla Tuscia la rivoluzione

di Daniele Camilli

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Caprarola - La presentazione del Progetto Nocciola Italia Ferrero

Caprarola – La presentazione del Progetto Nocciola Italia Ferrero

Caprarola - La presentazione del Progetto Nocciola Italia Ferrero

Caprarola – La presentazione del Progetto Nocciola Italia Ferrero

Caprarola - Fabio Piretta, project manager Ferrero

Caprarola – Fabio Piretta, project manager Ferrero

Caprarola - Giandomenico Consalvo, presidente Civi Italia

Caprarola – Giandomenico Consalvo, presidente Civi Italia

Caprarola - Pompeo Mascagna, presidente Assofrutti

Caprarola – Pompeo Mascagna, presidente Assofrutti

Caprarola - Il sindaco Eugenio Stelliferi

Caprarola – Il sindaco Eugenio Stelliferi

Caprarola - Lorenzo Tosi, giornalista Edagricole

Caprarola – Lorenzo Tosi, giornalista Edagricole

Caprarola - La presentazione del Progetto Nocciola Italia Ferrero

Caprarola – La presentazione del Progetto Nocciola Italia Ferrero

Caprarola - Fabio Piretta, project manager Ferrero

Caprarola – Fabio Piretta, project manager Ferrero

Caprarola – La Ferrero suona la carica della rivoluzione corilicola in Italia. E lo fa a Caprarola, nel cuore della nocciola e in terra di Tuscia, la provincia più importante per quantitativi di tonde col guscio a livello nazionale.


 – Eugenio Stelliferi: “La qualità delle nocciole dei Cimini non si discute e non si tocca”


Ventimila ettari in più di nocciole lungo tutto lo stivale nei prossimi 5 anni. In Italia si passerà da 70 mila ettari coltivati a circa 90 mila. Un 30% in più rispetto alla situazione attuale con oltre 12 milioni di nuove piante. 

“Un progetto di filiera – spiega un comunicato del gruppo Ferrero – che mira a sviluppare una produzione corilicola 100% italiana attraverso la creazione di un sistema di sviluppo territoriale”. Creando “le condizioni per una concreta opportunità di riconversione e valorizzazione di ampie superfici del nostro territorio”.

In provincia di Viterbo, soprattutto nella zona dei Cimini, i nuovi ettari previsti per il prossimo quinquennio si attestano attorno ai 1500 ettari. Il presidente di Assofrutti Pompeo Mascagna, organizzazione di produttori di frutta a guscio, ci mette la firma.

Progetto nocciola Italia, si chiama così la strategia aziendale in vista del futuro avviata dalla Ferrero nel 2015. Rocher, Cheri e Pocket Coffee. Un’azienda multinazionale venuta su in Piemonte negli anni quaranta del secolo scorso. Padre e figlio. Pietro e Michele Ferrero i fondatori. La prima famiglia in Italia che durante gli anni del dopoguerra hanno aperto stabilimenti e sedi operative all’estero facendo dell’azienda un gruppo internazionale.

Attualmente il gruppo Ferrero è costituito da 91 società consolidate a livello mondiale, con 23 stabilimenti produttivi e un fatturato di 10 miliardi e mezzo di euro. I prodotti Ferrero sono presenti in 170 paesi.

Al convegno di ieri sera, organizzato dalla Ferrero e da Assofrutti nel Palazzo della cultura a Caprarola, hanno preso parte il sindaco della città Eugenio Stelliferi, il project manager della ferrerò Fabio Piretta, il presidente di Assofrutti Mascagna e il il presidente Giandomenico Consalvo di Civi Italia, consorzio nazionale tra associazioni vivaistiche ed unioni dei produttori.

Di fronte a loro i produttori di nocciole della Tuscia. Sala piena. La svolta cui si va incontro è grossa. Una vera e propria rivoluzione che vede un colosso aziendale come la Ferrero traghettare nell’economia di mercato, globale non solo nazionale, un pezzo consistente dell’economia viterbese. Dettando le regole di un percorso che caratterizzerà i prossimi 20 anni facendo dei cimino un vero e proprio distretto per la produzione di nocciole.

L’azienda di trasformazione Stelliferi ha creato le condizioni. E con essa un mondo della corilicoltura viterbese che tra programmi di sviluppo rurale, un grande spirito di adattamento e diversi sacrifici, ha saputo silenziosamente imporsi come uno dei punti di snodo più importanti del settore agricolo della Tuscia e come il più importante a livello nazionale per quanto riguarda invece la produzione di nocciole. Al tempo stesso i produttori di nocciole hanno anche saputo fare sistema, in modo spontaneo. Determinando però tutte quelle sinergie necessarie a fare dei produttori di nocciole della Tuscia un mondo capace di affrontare la sfida che ha di fronte. Guidato dalla Ferrero.

L’obiettivo di Progetto nocciola va dritto al punto. “Riguarda tutta Italia – dice subito Piretta -. Etica, qualità e trasparenza sono le fondamenta. Altro tassello fondamentale, la centralità delle aggregazioni agricole. Le organizzazioni dei produttori, come Assofrutti”. Nei prossimi 5 anni sono previsti 20 mila nuovi ettari di nocciole su tutto il territorio nazionale che trasformeranno radicalmente il volto della corilicoltura in Italia. 

Fino ad ora in Italia la superficie destinata alla produzione di nocciole si concentrata in quattro regioni, Piemonte, Lazio, Campania e Sicilia. In particolare nelle province di Cuneo, Viterbo, Roma, Avellino, Napoli e Messina. Qui si concentra più dell’80% dell’intero terreno nazionale destinato a nocciole.

Il progetto prevede l’ingresso nel mondo della nocciola di almeno altre cinque nuove regioni. Tra queste anche Lombardia, Umbria e Basilicata. Una strategia aziendale che punta ad investire sul territorio nazionale per affrontare la concorrenza degli altri gruppi direttamente in Italia, particolarmente vocata alla coltivazione di nocciole di qualità, e conquistare così nuovi mercati a livello internazionale. Servono però quantitativi maggiori, all’insegna di aggregazione, qualità e trasparenza. In alternativa alla Turchia, maggior produttore mondiale di nocciole (70% del mercato mondiale), seguito appunto dal Bel Paese con il 12% della produzione globale. Una distanza ancora enorme.

“Progetto Italia – spiega Piretta – è un contratto tra la Ferrero e le organizzazioni di produttori”. Per il conferimento delle nocciole secondo determinate regole fissate appunto nel contratto.

“Innanzitutto – prosegue il project manager – il progetto si rivolge alle aggregazioni di produttori e in minima parte ai grandi produttori. Per accedere al contratto la soglia minima sono cento ettari in partenza e 500 nei prossimi 5 anni”. Ciò significa che per aderire al contratto bisogna avere 100 ettari di terreno che producono nocciole. Bisogna anche impegnarsi a coltivarne 500 nei prossimi 5 anni. Una forza che soltanto un’organizzazione di produttori può avere. E l’Op presente sul territorio è Assofrutti con cui Ferrero ha un rapporto consolidato da molti anni.

Assofrutti, nata nel 1990, raggruppa sul territorio della Tuscia oltre 1100 soci con 8000 ettari di noccioleti specializzati.

“Il contratto – riprende il discorso Piretta – ha una durata di 19 anni. Non era mai accaduto prima, né a livello nazionale né internazionale. Firmato quest’anno, scadrà nel 2037. Un margine di tempo sufficiente per ripagare l’investimento fatto”. 

La provincia di Viterbo, dove fra l’altro ricade parte consistente della Dop Gentile romana, è la più importante per produzione corilicola in ambito nazionale. Nella Tuscia si trova infatti la quasi totalità dei 19 mila ettari di noccioleti del Lazio. Dal 1970, quando la produzione della Tuscia rappresentava l’11,6% di quella nazionale, si è arrivati a al 31%, con un incremento medio del 55% ogni dieci anni. 

Non solo, ma nella Tuscia la superficie agricola destinata alla produzione di nocciole rappresenta il 14,3% del totale, ponendosi come terzo tipo di coltivazione più diffusa dopo il grano duro (41,4%) e l’olivo (17,4%). Un comparto che coinvolge 8000 famiglie e 30 comuni. In 15 di essi la nocciolicoltura è l’attività produttiva prevalente.

“La Ferrero – aggiunge Piretta – ritirerà il 75% del prodotto. Il 25% potrà invece essere venduto dall’agricoltore sul libero mercato. Il prezzo verrà fissato tenendo conto dell’andamento di mercato del mercato internazionale e della necessità di ogni singola azienda di rientrare dei costi di produzione sostenuti”. Il contratto prevede comunque sia dei “paracadute” per evitare che le imprese agricole vadano a rimetterci o che il prezzo scenda sotto i costi di produzione sostenuti. In più la Ferrero metterà a disposizione un software di gestione cucito su misura per restituire informazioni necessarie agli imprenditori. A disposizione anche la formazione, laddove dovesse servire, e il dialogo con le banche per supportare la liquidità in fase di investimento. In più, sebbene non sia stato citato al convegno di ieri sera, ci sono anche i fondi regionali del programma di sviluppo rurale, fondamentali invece per ammodernare l’azienda.

Infatti, come ha sottolineato il project manager della Ferrero, passaggio importante di tutta questa rivoluzione è “l’azienda che deve agire come tale, abbandonando l’idea dell’agricoltore di una volta”, cioè un modello di gestione aziendale patriarcale. 

E per essere azienda, o quantomeno per aderire pienamente al contratto di Progetto nocciola e farne parte, “occorre garantire la massima tracciabilità del prodotto – ha chiarito Piretta – rispettare tutte le regole previste dalla normativa e quelle dettate dai contratti di lavoro e garantire pienamente la sicurezza sul posto di lavoro”. Senza se e senza ma. Fondamentale inoltre “migliorare le pratiche agricole per ridurre l’impatto ambientale”.

Queste sono le regole, “i principali caratteri” di una svolta economica fondamentale per tutto il territorio della Tuscia. Probabilmente uno dei più consistenti tentativi di messa a sistema di un un intero comparto agricolo che la provincia di Viterbo abbia mai visto finora. 

E le regole su qualità, trasparenza, quantità e sostenibilità vanno rispettate tutte. “Altrimenti – ha concluso Pieretta – le nocciole in fabbrica non ci mettono piede”.

Daniele Camilli

25 ottobre, 2018

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