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Tribunale - Viterbo - In aula la drammatica testimonianza della vittima - Imputato di maltrattamenti in famiglia un impiegato

Dice al marito che la tradisce, lui la riempie di botte

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Viterbo – (ma.ma.) – Prima gli insulti, poi gli strattoni e le spinte. Sono anni di violenze, verbali e fisiche, quelle che una viterbese ha raccontato in tribunale, davanti al giudice Silvia Mattei.

Violenze che hanno subito un’escalation quando la moglie ha detto al  marito di sospettare che lui la tradisse.

La presunta vittima, originaria delle Marche, ha parlato del tormentato rapporto con l’uomo, un impiegato, sposato nel 2008 e da cui ha avuto una figlia nel 2010, a processo per maltrattamenti in famiglia e lesioni.

Maltrattamenti che avrebbero subito un’accelerazione nell’aprile del 2017, quando la donna ha cominciato a palesargli i dubbi che aveva su una sua sospetta relazione extraconiugale.

Da quel momento sarebbero iniziate le aggressioni fisiche che hanno portato la presunta vittima a sporgere la denuncia del 20 ottobre 2017, in seguito alla quale il marito ha lasciato il tetto coniugale. In aula sono state ascoltate, mercoledì scorso, anche un’amica e la madre della donna. 

Durante le liti lui mi insultava sempre. Diceva che non ero buona a nulla e che non ero una buona madre. Era questa accusa a farmi più male. Ancora oggi mi chiama e mette in dubbio il mio ruolo di madre”, ha spiegato in aula.

La donna ha poi aggiunto: “Una volta mi disse ‘cementerò te e tutto il tuo paese’, in riferimento al mio paese di origine. Poi ci sono stati episodi di violenza e ha iniziato a colpirmi. Durante le aggressioni mi diceva di stare zitta e di stare in un angolo. Ci sono stati strattoni, spinte e mi ha colpito una volta anche quando ero incinta”.

Una situazione che è poi degenerata dall’aprile del 2017, il periodo in cui la donna ha iniziato a sospettare una relazione extraconiugale del marito.

“Arrivavano messaggi e chiamate a ore insolite. Vedevo che lui rispondeva o chattava anche mentre stavamo sul divano. Mi sono insospettita. Non nego di aver visto qualche volta il cellulare senza farmi accorgere anche perché lui poteva tranquillamente controllare il mio senza nessun problema”.

I sospetti della donna si erano fatti così consistenti da individuare in una collega del marito la presunta amante. La signora in aula ha anche ammesso di averla cercato e di averla contatta via telefono: “Non l’ho accusata di nulla, le ho solo detto di non cercare più mio marito”.

Il marito si sarebbe sempre più innervosito per le continue intromissioni della moglie, che avrebbe anche chiesto l’aiuto di un investigatore privato per fugare ogni dubbio su una presunta amante.

Un rapporto teso andato avanti per mesi in cui l’imputato, sempre più furioso per i continui sospetti, le avrebbe anche consigliato uno psicanalista.

“Mi diceva che non era vero nulla e che mi stavo inventando tutto. Voleva farmi andare da un dottore, ma lui non sarebbe venuto con me a fare terapia di coppia. Diceva che il problema era solo il mio”, ha proseguito la presunta vittima.

Nell’agosto e nel settembre del 2017 poi i due episodi che hanno portato la donna a denunciare il marito. A testimoniarli in aula anche un’amica. “Non ho mai assistito ad aggressioni fisiche – ha detto – ma lui la insultava e denigrava continuamente. La mia preoccupazione è poi cresciuta a settembre 2017, al rientro dalle vacanze in Sicilia a casa dei suoi genitori. L’avevo chiamata più volte al telefono e quando mi ha risposto era in lacrime”.

Le due donne dopo quella chiamata si sono incontrate e la testimone ha raccontato di averla trovata trasfigurata: “Sono andata a casa sua. Era piena di lividi, sul viso, sulle braccia e sul petto. Non riusciva neanche a parlare. Mi disse che avevano iniziato a litigare in estate e precisamente il giorno di ferragosto quando lui le aveva dato degli schiaffi e degli spintoni. E che le liti e le botte erano proseguite anche al rientro dalle vacanze”.

Alla richiesta da parte del magistrato di essere più precisa la testimone ha sottolineato: “Mi disse che l’aveva trascinata per le braccia fino alla stanza della figlia, perché tanto sapeva che lei non avrebbe urlato per non farsi sentire dalla bambina. A quel punto le ho detto di chiamare i genitori e di fare qualcosa. Più volte le avevo detto di lasciarlo o denunciarlo, ma lei non voleva fare niente perché voleva evitare di far soffrire sua figlia. Non voleva che lui le levasse la bambina”.

La chiamata alla famiglia in Sicilia sarebbe poi stata fatta in presenza dell’amica. In aula anche la madre della presunta vittima che ha raccontato di essere stata all’oscuro della situazione della figlia fino a quel momento: “Sapevo solo che c’era qualche litigio e quando io e mio marito abbiamo cercato di intervenire lui ci ha sempre detto di farci gli affari nostri. Una volta mi ha anche impedito di andare a trovarla”.

La prossima udienza è stata fissata per il 18 gennaio per l’esame di quattro testimoni della difesa.


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18 novembre, 2018

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