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Tribunale - Capranica - L'accusa chiede un anno e due mesi per un 33enne - E' accusato di maltrattamenti in famiglia e lesioni aggravate

Minaccia di morte i genitori con un piccone e picchia il padre

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Viterbo - Il tribunale

Viterbo – Il tribunale

L'avvocato Luigi Mancini

L’avvocato Luigi Mancini

Capranica –  (sil.co.) – Minaccia di morte i genitori con un piccone e picchia il padre mandandolo in ospedale, l’accusa chiede che venga condannato a un anno e due mesi.

Alla sbarra è finito un 33enne fino al 2016 residente a Capranica con il padre e la madre, denunciato nel giugno di due anni fa per maltrattamenti in famiglia e lesioni personali aggravate e allontanato dall’abitazione che condivideva coi familiari su disposizione del giudice.

L’uomo, in un crescendo di violenza, avrebbe aggredito sia il padre che la madre, usando nei confronti di entrambi atteggiamenti minacciosi, violenti, ingiuriosi e umilianti, arrivando al punto di sputare loro addosso e minacciarli di morte, anche brandendo un piccone. 

Entrambi sarebbero stati presi più volte a schiaffi e colpiti con calci e pugni. “Stronzo, fallito, pezzo di merda”, sarebbero stati gli appellativi abituali nei confronti del padre, costretto, almeno in un caso, a ricorrere alle cure dei sanitari del pronto soccorso, che hanno refertato le lesioni, con una prognosi di cinque giorni. 

Ulteriori particolari sulla difficile convivenza tra il figlio e i genitori sono emersi nel corso del processo, giunto al rush finale con la richiesta di condanna del giovane a un anno e due mesi da parte del viceprocuratore onorario. 

Negli ultimi tempi i genitori avrebbero vissuto nel terrore delle reazioni scomposte del figlio, sempre più irascibile e violento nei loro confronti. 

Addirittura il padre avrebbe avuto paura di dire al figlio, in vacanza nella casa di famiglia in Sardegna, che mentre lui era fin ferie una delle sue preziose galline ornamentali si era ammalata. “Mi sentivo condizionato anche nel dover fare le carezze al suo cane, per paura che si arrabbiasse, pensando che non gli volevo abbastanza bene”, ha detto al giudice. Davanti all’uomo, particolarmente religioso e devoto, l’imputato inoltre non si sarebbe fatto scrupolo a bestemmiare e usare abitualmente il turpiloquio, consapevole di creare al padre situazioni di imbarazzo e dispiacere. 

Il difensore Luigi Mancini ha sottolineato come la tensione nei rapporti fosse reciproca. Una volta che il figlio si sarebbe asserragliato in casa, devastando la mobilia, il padre, fuori in giardino, si sarebbe accanito a distruggere col trattore le cucce dei cani del ragazzo. Un’altra, in cui il 33enne avrebbe voluto parlare con la madre che secondo lui non lo stava a sentire, per richiamare l’attenzione della donna, le avrebbe annientato, gettandoli a terra uno ad uno, un’intera collezione di pregiati vasi cinesi. 

Non è un caso, insomma, che, assieme alla denuncia, per l’imputato sia scattato anche il decreto di allontanamento dall’abitazione delle presunte vittime. 

Il 5 dicembre sarà la volta della difesa, dopo di che il giudice si ritirerà per la sentenza. 


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24 novembre, 2018

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