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Viterbo - Le istituzioni devono salvare uno dei luoghi della cultura del Novecento

Nessuno tocchi la torre di Pier Paolo Pasolini…

di Carlo Galeotti
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Viterbo - Pier Paolo Pasolini, Alberto Moravia e Dacia Maraini alla mostra internazionale di Fotografia della libera università della Tuscia

Viterbo – Pier Paolo Pasolini, Alberto Moravia e Dacia Maraini alla mostra internazionale di fotografia della Libera università della Tuscia

Chia - La torre di Pasolini

Chia – La torre di Pasolini

Viterbo – Pier Paolo Pasolini non è stato solamente uno dei più grandi intellettuali del Novecento. E’ stato un nostro conterraneo almeno per qualche anno. Negli ultimi anni di vita.

La torre di Chia è stata la sua casa studio. Ora il rischio, come spiega la cugina di Pasolini, Graziella Chiarcossi Cerami, è che quel luogo diventi una casa vacanze.

“Tutto quello che ho proposto è andato a farsi benedire – spiega Graziella Chiarcossi Cerami -. Vorrei che la casa studio di Pier Paolo Pasolini diventasse un punto di riferimento culturale e fosse valorizzata dalle istituzioni. Prima di prendere decisioni drastiche, tipo vendere o farci una casa vacanze. Il problema è la manutenzione della struttura, la cosa più importante”. 

Questo significa che lo stato, la regione Lazio, l’Unitus, la provincia, il comune di Soriano, ma anche quello di Viterbo e gli altri comuni della Tuscia, se ne fregano beatamente di uno dei luoghi della cultura del Novecento. Un luogo che ha visto Pasolini lavorare, accogliere gli amici intellettuali, gli amici viterbesi. A due passi dalla meravigliosa torre, c’è poi il luogo dove Pasolini girò alcune scene del Vangelo secondo Matteo.

Insomma un luogo e un itinerario della cultura unico in Italia. Ma anche, per noi viterbesi, un luogo dell’affetto per un grande intellettuale come Pier Paolo. Sì Pier Paolo. Semplicemente. Perché a lui dobbiamo molto. Dobbiamo un pezzo di storia della nostra provincia. Dobbiamo un pezzo di storia dell’università di Viterbo. Dobbiamo anche molto affetto per il nostro territorio. Un affetto che Pier Paolo esprime così nel Poeta delle ceneri

Ebbene, ti confiderò, prima di lasciarti,
che io vorrei essere scrittore di musica,
vivere con degli strumenti dentro la torre di Viterbo che non riesco a comprare,
nel paesaggio più bello del mondo, dove l’Ariosto
sarebbe impazzito di gioia nel vedersi ricreato con tanta
innocenza di querce, colli, acque e botri,
e lì comporre musica,
l’unica azione espressiva
forse alta, e indefinibile come le azioni della realtà.

“Paesaggio più bello del mondo”, che sarà pure un’iperbole, ma che la dice lunga sul dolce affetto del poeta per la Tuscia. Una terra che vedeva ancora incontaminata, o poco contaminata, e da preservare. E proprio per questo Pasolini si impegna per la creazione della università della Tuscia. Tanto da accompagnare gli studenti della Libera università della Tuscia alla regione Lazio, per protestare e chiedere il riconoscimento dell’ateneo. Università che, secondo Pasolini, doveva avere il fine, attraverso gli strumenti della cultura, di salvaguardare le tradizioni, le realtà urbanistiche, i luoghi naturali della Tuscia.


Moravia al funerale di Pasolini


Luoghi che Pasolini utilizzò per diversi film, oltre al Vangelo, da Uccellacci e uccellini al Decameron. Senza dimenticare la “lectio magistralis” contenuta nel breve documentario La forma della città. Dedicato alla città di Orte deturpata dalle nuove costruzioni in cemento armato.

Insomma, sarebbe blasfemo lasciare che la torre di Pasolini venga dimenticata. Sarebbe una vergogna culturale. E sarebbe una occasione perduta. Perché quel luogo può diventare un centro di cultura di livello nazionale e non solo. Come auspica Graziella Chiarcossi Cerami.

Ora vediamo cosa intendono fare le istituzioni. Dallo stato in giù. E chiediamo a tutti di mobilitarsi perché la torre di Pasolini non venga snaturata.

Una cosa è certa: non molleremo. Non lasceremo che la torre di Pasolini scompaia dalla scena culturale.

E non è la prima volta che ci muoviamo perché l’eredita di Pasolini in questa provincia non vada dispersa.

Carlo Galeotti


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4 novembre, 2018

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